Come migliorare la funzionalità familiare? Andando in natura!

Il contatto con la natura, anche solo durante una passeggiata di 20 minuti, ha una funzione rigenerativa capace di ripristinare le nostre capacità di attenzione e concentrazione, di renderci meno irritabili e di acquisire una maggiore capacità di autocontrollo, tutti fattori che contribuiscono sensibilmente a migliorare i nostri rapporti sociali, e questo era già venuto fuori da numerose ricerche svolte in svariate parti del mondo, come quella condotta da Dina Izenstark, dottoranda presso il Dipartimento dello Sviluppo Umano e degli Studi sulla Famiglia dell’Università dell’Illinois e prima autrice di uno studio apparso recentemente sul Journal of Family Theory and Review.  Ma ha lo stesso effetto se lo si fa in famiglia? Se lo sono chiesto proprio i ricercatori dell’Università dell’Illinois nella ricerca “Theorizing family-based nature activities and family functioning: The integration of attention restoration theory with a family routines and rituals perspective,” durante la quale dopo aver esaminato i benefici che l’esposizione agli ambienti naturali può avere sulle capacità attentive, hanno deciso di ampliare la ricerca e concentrarsi proprio sul nucleo familiare, arrivando a teorizzare che le famiglie che spendono del tempo assieme in contesti naturali tendono ad essere dei sistemi più funzionali. “Sappiamo che il tempo trascorso nella natura è spesso con la propria famiglia, soprattutto per i bambini”, afferma Izenstark. “La nostra ricerca si concentra quindi sull’unità familiare e si chiede se e in che modo una migliore capacità di attenzione derivante dalla frequentazione di contesti naturali influisca positivamente sulla funzionalità della famiglia, partendo dall’assunto che quando la tua attenzione viene ripristinata, si trasferisce alle tue relazioni familiari e ti consente di andare d’accordo con i tuoi parenti. Oggi esiste un solido e crescente corpus di letteratura che utilizza la teoria della rigenerazione dell’attenzione per mostrare come l’esposizione alla natura possa ripristinare il funzionamento dell’attenzione. Tutti hanno solo una quantità limitata di attenzione. Soprattutto nella società di oggi in cui guardiamo costantemente i nostri cellulari o lavoriamo sui nostri computer e la nostra posta elettronica continua a chiamarci; quando facciamo tutte queste cose affatichiamo costantemente e progressivamente la nostra mente perché poniamo un’attenzione diretta nei loro confronti e lo stesso facciamo quando guardiamo la tv, il nostro sport preferito, un concerto ecc. Sebbene queste attività siano divertenti, interessanti o di nostro gusto stiamo ancora richiedendo uno sforzo al nostro cervello, il quale non ha quindi l’opportunità di rilassarsi e ripristinare le sue capacità attentive. Così facendo esso alla fine si scarica rendendoci sempre più irritabili, sempre meno capaci di autocontrollarci e sempre meno abili nei nostri rapporti sociali.” Al contrario gli ambienti naturali possiedono numerosi spunti suggestivi che permettono all’uomo di meditare senza sforzo, ovvero di mantenere un’attenzione involontaria che viene catturata dal contesto naturale senza che vi si ponga un’attenzione diretta e, quindi, senza che il cervello si affatichi. In più oltre alla capacità della natura di ripristinare l’attenzione, che a sua volta aiuta i membri della famiglia ad andare d’accordo, è importante per le famiglie creare delle routine o dei rituali basati sulla natura a cui partecipare regolarmente, i quali implementano il funzionamento del sistema familiare. Le famiglie che frequentano contesti naturali in maniera continuativa e a cadenza regolare presentano infatti benefici a lungo termine tanto a livello individuale quanto a livello sistemico:

  • Aumento delle capacità di attenzione e concentrazione
  • Maggiore autocontrollo nelle situazioni conflittuali
  • Miglioramento delle relazioni sociali familiari ed extrafamiliari
  • Miglioramento dell’umore e del benessere personale
  • Maggiore disposizione all’ascolto reciproco
  • Sviluppo di un maggiore senso di identità e di appartenenza al gruppo familiare
  • Sviluppo di rituali, pratiche e tradizioni positive che tenderanno ad essere tramandate alle generazioni successive
  • Maggiore predisposizione alla condivisione, alla collaborazione e alla capacità di agire come gruppo nell’interesse collettivo

Sono molte le ricerche che dimostrano che le famiglie che trascorrono tempo in attività congiunte tendono ad avere relazioni migliori ma i contesti in cui ciò avviene sono oggi sempre più ristretti e limitati ad attività ricreative progressivamente più esigue e disfunzionali, come lo shopping al centro commerciale o l’abbuffata nel fast food. Dunque non tutte le attività ricreative svolte assieme sono associate a buoni risultati di funzionamento della famiglia e quelle trascorse in natura hanno risultati positivi maggiori rispetto ad altri contesti del tempo libero. Ad esempio è stato dimostrato che gli adolescenti che crescono circondati dalla natura hanno meno probabilità di essere aggressivi. Questo deve incoraggiare le famiglie a fare una passeggiata nella natura insieme anche se hanno a disposizione solo 20 minuti… a volte bastano anche solo due passi nei giardinetti dietro casa. Che si tratti di un parco urbano o di una natura selvaggia boscosa infatti, essere vicini alla natura può giovare ai ragazzi in molti modi inaspettati: ha un potere calmante su bambini, adolescenti e adulti, migliora le prestazioni accademiche e professionali e riduce lo stress e l’aggressività, come dimostra uno studio dell’Università della California del sud che ha rivelato come gli adolescenti urbani che crescono con più spazi verdi nelle vicinanze delle loro case hanno meno probabilità di essere aggressivi. I ricercatori hanno seguito nel biennio 2000-2012 1.287 adolescenti provenienti da 640 famiglie della regione della Grande Los Angeles, sia maschi che femmine, di origine etnica mista. I genitori hanno compilato ripetutamente un elenco di controllo del comportamento dei bambini durante il periodo di studio, mentre la quantità di spazi verdi e vegetazione nel quartiere (fino a 1 km dalle loro case) è stata valutata utilizzando immagini satellitari. I risultati sono stati sorprendenti: l’esposizione allo spazio verde entro 1.000 metri dalle residenze circostanti è stata associata a comportamenti aggressivi ridotti e ad una maturazione comportamentale pari a circa due anni rispetto a quanto comunemente osservato negli ambienti urbani più antropizzati. Le ragioni per cui la natura ha questo profondo effetto sul comportamento degli adolescenti sono molteplici e ascrivibili a motivazioni di ordine molto diverso tra loro: Pacific Standard Magazine riferisce che il contatto con l’ambiente naturale può ridurre lo stress materno, può incoraggiare l’attività fisica, ridurre i livelli di inquinamento dell’aria e fungere da cuscinetto per il rumore ambientale, preservare la biodiversità microbica necessaria per guidare l’immunoregolazione, ottimizzando la salute del cervello e agire da fattore regolativo sulle nostre emozioni. Sappiamo anche per esperienza personale infatti che se ci sentiamo arrabbiati o frustrati non c’è niente di meglio che un pò di tempo all’aperto per calmarci, mettere le cose in prospettiva e sentirci meglio preparati a gestire i conflitti. Nonostante questo però, uno studio biennale promosso dal governo britannico ha rivelato che oltre il 10% dei bambini tra quelli presi in esame non aveva trascorso del tempo in alcun ambiente naturale (spiaggia compresa) per almeno un anno. Una realtà per troppi bambini inglesi ma in Italia le cose non vanno meglio, anzi. Lo studio ha scoperto che i bambini appartenenti a famiglie di minoranze nere, ispaniche, asiatiche e di altre minoranze visibili avevano meno probabilità di avventurarsi fuori dagli ambienti urbani nella natura, con solo il 56 percento dei bambini di età inferiore ai 16 anni che entrava in natura almeno una volta a settimana. Per i bambini bianchi e quelli delle famiglie con reddito più elevato, quel numero era del 74 percento. Questi studi suggeriscono che le amministrazioni locali farebbero meglio a implementare parchi, giardini e foreste nei quartieri, in particolare quelli marginalizzati, piuttosto che indirizzare i fondi verso un aumento delle attività di controllo e repressione, ma le ragioni per cui i bambini hanno difficoltà a trascorrere del tempo nella natura non hanno quasi mai a che fare con un problema di distanza e di mobilità, quanto piuttosto con le abitudini familiari. I genitori dovrebbero consentire e soprattutto garantire un sufficiente accesso alla natura facendo da promotori e organizzando in prima persona attività all’aperto ma il più delle volte sono proprio loro a scoraggiare tali attività e questo atteggiamento influisce pesantemente sui loro figli. Sempre più bambini della classe media devono fare i conti con genitori ossessionati dalle attività extracurriculari che non lasciano tempo libero per giocare all’aperto, fobici nei confronti di tutto ciò che c’è fuori dalle mura di casa e pronti a saturare le case di schermi accattivanti e “immobilizzanti”. Come afferma Natalie Johnson di The Wild Network “la più grande barriera sono i genitori. Come fai a dire ai genitori che il tempo che i bambini giocano all’aperto è importante quanto la loro lezione di francese, la loro lezione di balletto e la loro lezione di mandarino?” Ma i bambini hanno estremamente bisogno di trascorrere tempo all’aperto, in natura. Hanno bisogno di stare fuori, correre, arrampicarsi sugli alberi, crescere forti, raccogliere insetti e andare in slittino lungo le colline innevate. Il gioco libero favorisce la creatività, li calma e li mantiene radicati, crea un legame con l’esterno e con i compagni di gioco, fornisce esercizio e aria fresca, migliora il loro equilibrio e la loro forza, insegna loro a valutare il rischio e a risolvere i problemi e li aiuta a diventare sicuri nei propri spostamenti anche oltre il proprio quartiere. E noi genitori dovremmo saperlo, dato che proprio la nostra è stata l’ultima generazione a trascorrere un periodo significativo di tempo all’aperto, di cui ancora oggi serbiamo molti ricordi meravigliosi. Invece li teniamo chiusi, costantemente. Il “fuori” è troppo spesso solo un corridoio di passaggio tra un “dentro” e un altro. Così tanti bambini sono tenuti al chiuso oggi che il problema va riposizionato e riconsiderato come la violazione di un diritto fondamentale. La tentazione di tenerli all’interno è alimentata da migliori sistemi di controllo del clima indoor, da maggiori opportunità di intrattenimento (tv, computer, videogames, tablet, telefoni cellulari) e soprattutto dalle innumerevoli preoccupazioni per la loro sicurezza, ma impedire ai bambini di giocare all’aperto senza supervisione e di trovarsi in situazioni in cui devono valutare il rischio da soli vuol dire limitare le opportunità di apprendimento e sviluppo essenziali, riducendo al contempo l’attività fisica e aumentando i comportamenti sedentari, con tutte le conseguenze che questo comporta. Tenere i bambini in casa inoltre li espone maggiormente a cyber-bullismo e cyber-predatori, alla violenza virtuale e alla cattiva alimentazione. La ridotta attività fisica aumenta le probabilità di contrarre malattie non trasmissibili tra cui quelle cardiache, il diabete di tipo 2, alcune forme di cancro e problemi di salute mentale. L’aria interna è spesso malsana, esponendo i bambini ad allergeni, malattie infettive e condizioni potenzialmente croniche (e, aggiungerei, sostanze chimiche volatili presenti in mobili, tappeti e vernici). Allora siamo davvero sicuri di voler continuare ad agire nella convinzione che i nostri bimbi siano più sicuri al chiuso? Non è che allevarli così è più facile e fa sentire meglio noi piuttosto che loro? Non è che, semplicemente, tenerli al chiuso ci permette di vivere tranquillamente senza fare lo sforzo di affrontare le nostre paure e i nostri limiti? Eppure crescere vuol dire proprio questo: imparare a riconoscere e ad affrontare le nostre paure facendo in modo che esse non tiranneggino la nostra quotidianità e lavorare duramente per abbattere i limiti psichici, fisici e sociali con cui nasciamo.

Allora, cari genitori, non aspettiamo oltre: cresciamo. Portiamo i nostri figli fuori OGGI, mandiamoli a giocare con gli amici nel cortile e continuiamo a farlo ogni singolo giorno, fino a quando non diventerà parte della nostra normale routine e non avremo imparato a non essere proprio noi il principale ostacolo al sano e pieno sviluppo dei nostri bambini.

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