Questa volta la nostra avventura in natura ci ha portati a scoprire un luogo davvero incredibile: la grotta dei travertini, anche detta grotta di San Filippo e Giacomo, uno dei tanti spettacolari fenomeni carsici che caratterizzano questo angolo della Campania più di ogni altro. Siamo ad Olevano sul Tusciano, in provincia di Salerno.
Olevano è un piccolo comune ai piedi dei monti Picentini in cui la montagna impone prepotentemente la sua presenza: il paesaggio è verde e lussureggiante e ad interrompere la copertura continua del bosco mesofilo ci sono solo creste, dirupi rocciosi e grotte. L’acqua infatti è protagonista assoluta di questi luoghi e scorre dovunque dentro e fuori la roccia calcarea, la quale si lascia facilmente fessurare, trasformare, modellare e fratturare. Grotte e sgrottamenti sono proprio dappertutto: in questa parte più che in ogni altra i monti Picentini sono una groviera. Acqua fredda, cristallina e buonissima che scorre scintillante nel letto del fiume Tusciano, nelle numerosissime sorgenti che affiorano dalla roccia e nello stillicidio di gocce che, una dopo l’altra, formano concrezioni calcaree spettacolari.
La grotta si raggiunge percorrendo un piccolissimo sentiero appena accennato che parte dal Parco San Michele, un’area attrezzata per il picnic lungo il letto del fiume, e si presenta fortemente concrezionata, con il soffitto praticamente diviso in due e la parte in destra orografica che appare oggi come un’immensa colonna rocciosa che chiude la cavità alla vista del fiume. All’interno è possibile percorrere un breve tratto di meno di 50 metri che consente di osservare da vicino le fitte e articolate concrezioni calcaree (da non toccare con le mani!) e di osservare stupiti l’alto e ampio soffitto sulla propria testa. Un percorso piccolo piccolo ma spettacolare che tuttavia non rende giustizia all’articolazione della grotta stessa: affacciandosi qua e la è facile notare come essa continui a svilupparsi in strette gallerie e budelli che sprofondano dritti dritti verso il sottosuolo e ci lasciano stupiti a chiederci cosa ci sia li sotto.
Il Parco San Michele è un luogo ideale per trascorrere una giornata completamente immersi nella natura e…nell’acqua! Il fiume è bellissimo, il greto fluviale consente di sostare e lasciarsi cullare dal suono dell’acqua che gorgoglia tra le rocce e numerosissime sono le fontane e i fontanili da cui sgorga dopo essere stata captata direttamente dalla roccia. Immergervi mani e piedi è un’esperienza che non si può non fare.
La biodiversità è ricchissima: orchidee, salamandre e salamandrine dagli occhiali, picchi, granchi di fiume, felci, pinguicole e spettacolari ontani secolari popolano il fiume lasciando ovunque tracce e segni della loro presenza e trasformarsi in detective della natura per piccoli e grandi esploratori come noi è fin troppo facile.
Da qui, poi, partono numerosi sentieri, tra i quali quello che si inerpica fino alla Grotta di San Michele, uno dei più importanti santuari rupestri della Campania: per percorrerlo ci vogliono 2 km di salita e 400 metri di dislivello, un sentiero che non è per tutti ma che, arrivati su, lascia senza fiato. Il parco San Michele è raggiungibile in auto se non si teme di affrontare la lunga sterrata stretta tra la montagna e il fiume. In alternativa si può lasciare l’auto nel parcheggio della centrale Enel e proseguire a piedi per 3 km. Purtroppo non c’è segnaletica per arrivare alla grotta e bisogna un po’ improvvisare. Noi l’abbiamo trovata esplorando qua e la come facciamo sempre quando andiamo in giro ma tutta la zona è meravigliosa e il fiume è costeggiato da sentieri che offrono scorci e accessi ugualmente belli come la bella cascata situata poco dopo il campo sportivo e la passeggiata lungo il fiume in destra orografica con numerosi accessi all’acqua. Da qui, poi, con una buona dose di allenamento e senso di orientamento, è possibile attraversare la valle del Tusciano fino ad Acerno, altro territorio bellissimo della nostra regione. Da non perdere poi, sempre in zona, il Castrum Olibani, l’antico villaggio fortificato di Olevano sul Tusciano, edificato dai Longobardi tra il VI e il VII secolo su preesistenze greche e romane e il vecchio convento domenicano di “Santa Maria di Costantinopoli” a Borgo Valle, edificato a partire dal 1553 e abbandonato in seguito al decreto Regio del 14 agosto del 1806 emesso da Gioacchino Murat, che sopprimeva tutti i conventi con meno di dodici religiosi professi. Oggi il convento è appena un rudere ma mostra ancora tutta la grandezza di un tempo.



























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