“Senza confini, le straordinarie storie degli animali migratori”, di F. Buoninconti. Intervista all’autrice

Buoninconti fotoIl nostro pianeta è attraversato da miliardi di animali in viaggio. Piccoli o grandi, da soli o in gruppo, percorrono decine di migliaia di chilometri in volo, in marcia o a nuoto, affrontando difficoltà e pericoli, su percorsi infidi che spesso costano loro la vita. Migrano i giganti del mondo, le balene; migrano alcune delle creature più leggiadre, le farfalle; e ancora uccelli, mammiferi terrestri e volatori, pesci, anfibi, rettili, insetti di ogni tipo e altri invertebrati, come gli insospettabili granchi. Durante questo viaggio molti subiscono trasformazioni incredibili, altri sono puntuali come orologi svizzeri, altri ancora coprono distanze equivalenti a tre volte il viaggio di andata e ritorno dalla luna. Ma come fanno a raggiungere la loro destinazione? Come si orientano e come riescono a tornare ogni anno esattamente nel luogo in cui sono nati? Soprattutto, perché migrano? Ce lo racconta Francesca Buoninconti, l’autrice di questo meraviglioso viaggio attorno al mondo in compagnia degli animali. Francesca è naturalista di formazione e si occupa di comunicazione della scienza e giornalismo scientifico. Ha lavorato per Città della Scienza e per il museo Corporea, per Radio Kiss Kiss e Radio3 Rai e scrive di scienza e natura per varie testate giornalistiche. Siamo lieti di ospitarla qui sul nostro blog per farci raccontare in prima persona le sue storie senza confini.

Ciao Francesca, benvenuta sul blog “Educazione-ambientale”. Tu sei una giornalista scientifica di successo con numerosi articoli pubblicati per svariate testate, un seguitissimo profilo Instagram sul quale oltre a trovare bellissime foto naturalistiche ti si può osservare mentre nuoti su un tappeto di Posidonia oceanica, un modo particolarmente piacevole per scoprire questo straordinario abitante dei nostri mari e, recentemente, autrice di questo interessante libro sulla migrazione. Vorresti parlarci di te?

Cara Ilaria, innanzitutto grazie dell’invito. è un piacere per me essere ospite di un blog che dà spazio alla natura e all’educazione ambientale in modo professionale e riuscire a parlare dei temi che mi stanno a cuore. Che dirti di me… sono una persona curiosa, questo forse mi ha avvicinata fin da piccola alla natura e poi alle scienze naturali: la voglia di scoprire e imparare cose nuove credo sia alla base della crescita personale di ognuno di noi.  Lasciarsi meravigliare dalla bellezza che ci circonda viene automatico da bambini, ma crescendo spesso ce ne dimentichiamo e invece – a mio modesto parere – è una capacità che dovremmo custodire. Solo così potremo apprezzare il valore della natura e comprendere perché va difesa in ogni sua forma. Mi considero anche molto fortunata: il mio lavoro mi consente di continuare a scoprire cose nuove e di raccontare quello che so e quello che imparo dai nuovi studi scientifici. E quando qualche lettore mi scrive che ha imparato qualcosa, che si è meravigliato leggendo un mio articolo o emozionato ascoltando un audiodocumentario, beh… non c’è soddisfazione più grande. L’unica “pecca” di questo lavoro è che trascorro tante ore al pc e ho poco tempo per lunghe passeggiate in natura, ma ho rimediato: vivo immersa in un bosco alle porte di Roma. Così mentre scrivo ci sono le cicale o le rondini a farmi compagnia con il loro canto e un’infinità di altri animali che non ti racconto altrimenti ti rubo troppo tempo.

Come nasce “Senza confini”?
Senza confini, il libro, è nato un po’ per caso, ma l’idea di fondo è nata molto prima. Il mio primo incontro con la migrazione è stato indimenticabile. Ormai dieci anni fa, ero in Spagna a Tarifa, sullo stretto di Gibilterra, quando uno stormo di centinaia e centinaia di cicogne bianche è apparso dal nulla: erano dirette a nord. Hanno coperto tutto il cielo, disponendosi su più strati, a quote diverse. E così come sono arrivate sono andate improvvisamente via. Da quel momento (ancora dovevo frequentare l’università) ho avuto chiaro cosa volessi studiare. Ho infatti dedicato entrambe le tesi agli uccelli migratori, sono diventata inanellatrice Ispra, e quando ho intrapreso il mestiere di divulgatrice scientifica ho subito iniziato a raccontare la migrazione. Molto di quello che ho imparato negli anni sui migratori è confluito in diversi audiodocumentari e articoli. E proprio questi sono stati il primo “seme” per il libro.

Chi vorresti che leggesse questo libro?
Sicuramente chi ama la natura e… direi anche i viaggi. Sono questi i due “ingredienti” principali: le storie dei migratori sono incomplete senza il paesaggio che attraversano. Così come il paesaggio è immobile e piatto senza i protagonisti che lo animano. Senza confini è un libro per chi vuole saperne di più, per chi ha sete di capire come fanno gli animali a compiere certe imprese straordinarie, per chi vuole lasciarsi meravigliare. Non è un libro per specialisti con termini tecnici, anzi. È pensato apposta affinché chiunque, anche completamente a digiuno di scienza, possa godersi il viaggio al fianco di animali eccezionali.

Al di là della conoscenza scientifica che i tuoi lettori possono acquisire attraverso questo testo, qual è il messaggio in bottiglia che galleggia tra le righe?
Direi che è racchiuso nel titolo. “Senza confini” allude al fatto che i migratori, per loro natura, non conoscono i confini umani e dunque nei loro viaggi li valicano, spostandosi tra paesi, continenti e persino emisferi. Ma allude anche all’altra faccia della medaglia. E cioè che se vogliamo custodire davvero quella fetta di biodiversità viaggiatrice dobbiamo pensare a proteggerla senza confini, con accordi transfrontalieri, internazionali e globali che vengano rispettati sul serio. Le politiche nazionali, purtroppo, non bastano. Ci dobbiamo impegnare di più e insieme. E questo lo dico chiaramente nel testo.

Nel sottotitolo si legge “le straordinarie storie degli animali migratori”, anche l’uomo è un animale migratore?
C’è una frase del libro che spesso viene ripresa e accostata alle migrazioni umane: “i migratori preferiscono andare incontro a una morte probabile per sfuggire a una morte certa”. È una frase vera tanto per gli animali quanto per noi. Viaggiare è rischioso, si può morire. Ma restando fermi si ha la certezza di perire. Migratori si è quindi per natura e per necessità. Anche noi uomini lo siamo stati sin dagli albori della nostra specie, ma con una piccola differenza: mentre gli animali migratori sono pendolari, e dunque all’andata segue sempre un ritorno, all’incirca sulle stesse rotte; noi uomini non ci siamo mai voltati indietro. Spinti dalla curiosità e dalle necessità del momento, non ci siamo mai fermati: siamo usciti dall’Africa e abbiamo conquistato Europa e Asia, poi abbiamo colonizzato le Americhe. E la storia nel corso dei secoli si è ripetuta: nel periodo coloniale, gli europei hanno ri-colonizzato le Americhe, l’Asia e l’Oceania. E ancora oggi assistiamo a ingenti migrazioni. Le migrazioni fanno parte della nostra natura.

Stiamo vivendo un tempo agitato da vecchi e nuovi nazionalismi che, facendo leva sul senso di insicurezza delle persone, impongono nuovamente il concetto di confine e lo caricano di significati negativi. Il confine è sicuro fintanto che è chiuso, ermetico, insuperabile. Ma la natura, con la sua storia evolutiva e le sue dinamiche, ci insegna che l’unico confine è il pianeta terra e che esso stesso non è un sistema chiuso rispetto allo spazio che lo circonda e l’educazione ambientale ha tra i suoi obiettivi proprio quello di favorire la comprensione di questo semplice dato di fatto. Credi che il tuo libro, le storie degli animali ivi raccontate, potrebbe contribuire a diffondere una cultura più “ecologica” oltre che più ecologista?
Lo spero. Come dicevo la scelta del titolo non è casuale: i confini sono qualcosa di immaginario, un’astrazione del tutto umana. E soprattutto non sono immutabili nel tempo e nella storia: pensiamo ai confini dell’impero romano oltre il quale c’erano “i leoni”. L’unico confine vero, al di là del quale non conosciamo forme di vita, è la sottile fascia di atmosfera che avvolge la Terra. Siamo un puntino lanciato nello spazio infinito a migliaia di chilometri all’ora. Abbiamo il dovere di tutelare la vita e la natura sulla Terra, e dunque noi stessi. E l’unico modo per farlo è abbattere i confini e ripensare la conservazione della natura come una missione da affrontare insieme. Molti migratori attraversano l’intero pianeta terra, o buona parte di esso: è impensabile proteggerli in modo puntiforme.

Altro grande tema del nostro tempo è il Global warming, che porta con sè sconvolgimenti climatici, desertificazione e perdita di risorse alimentari, diffusione di superbatteri, scioglimento delle grandi riserve idriche con relativo innalzamento del livello del mare e cancellazione di intere isole, città e porzioni di territorio. E guarda caso, nuove migrazioni. Periodi glaciali e interglaciali hanno in passato spinto molte specie a spostarsi sulla superficie del globo, innescando i fenomeni migratori che conosciamo ad esempio tra gli uccelli, ma in un pianeta abitato da una popolazione umana sempre più numerosa sono proprio gli esseri umani ad essere più spinti a viaggiare dalle conseguenze dei cambiamenti climatici. Secondo l’Ipcc, l’ente scientifico di supporto alla Conferenza sul cambiamento climatico, entro il 2050 i “migranti ambientali” saranno oltre 200 milioni, una cifra ben più preoccupante di quella odierna. Credi che il tuo libro possa contribuire ad innescare una riflessione sui cambiamenti climatici e sul perché ciascuno di noi debba cominciare ad occuparsene?
Mi auguro proprio di sì. Non a caso l’ultimo capitolo del libro, intitolato “dove vanno le migrazioni” punta il dito proprio sugli effetti nefasti delle attività umane e del cambiamento climatico sugli animali migratori. Rischiamo di perdere in tempi brevi una buona fetta della biodiversità e di veder scomparire un fenomeno che va avanti così come lo vediamo oggi da migliaia di anni, in un ciclo perpetuo e perfetto, che ci rende anche tantissimi servizi ecosistemici. Faccio un esempio. Se gli uccelli o i pipistrelli migratori che arrivano da noi in Europa in primavera scomparissero o cambiassero meta inizieremmo ad avere seri problemi: insetti nocivi per le piante e l’agricoltura aumenterebbero a dismisura perché non avrebbero più predatori; stessa cosa per le zanzare, che senza rondini e pipistrelli avrebbero vita facile. E anche la diffusione dei semi di alcune piante spontanee avrebbe una battuta d’arresto, senza gli uccelli che, una volta mangiato il frutto, disperdono il seme. Stiamo perdendo molti vecchi migratori, mentre vediamo nascere nuove migrazioni: quelle di specie che, come noi umani, non riescono ad adattarsi al cambiamento climatico e iniziano a migrare per trovare condizioni vivibili altrove. Si spostano le piante e con loro anche l’agricoltura, si sposteranno i pesci e le attività di pesca, e si sposteranno anche i virus. Il cambiamento climatico è già in atto e le sue conseguenze già si notano, non è più il futuro, ma il presente.

Qual è la specie messa più a rischio dal global warming?
Ogni specie corre rischi diversi, dalla distruzione degli habitat, alla variazione obbligata delle rotte, ai siti di alimentazione che potranno spostarsi o addirittura scomparire. Fare una classifica è difficile, ci sono tantissime variabili in gioco, ma tra le specie più minacciate dal cambiamento climatico ci sono i rettili e gli anfibi. E quindi tra i migratori lunghi possiamo dire che le tartarughe marine sono particolarmente in pericolo. Alla mortalità dovuta alle attività di pesca e alla plastica in mare, si aggiunge infatti il global warming che mette a rischio la loro riproduzione. Il sesso dei nascituri è determinato infatti dalla temperatura di incubazione delle uova sotto la sabbia. Ma se la temperatura nel nido supera una certa soglia, nasceranno solo femmine. Intere popolazioni si stanno femminilizzando e dunque con una popolazione composta da sole femmine come si fa a portare avanti la specie?

Il migratore per eccellenza?
Beh, di sicuro la sterna artica (Sterna paradisaea). Un uccellino di circa 100 grammi che trascorre la sua vita in volo tra il Polo Nord dove nidifica in primavera-estate e il Polo Sud, dove trascorre l’inverno. Tra andata e ritorno ogni anno copre circa 80.000 chilometri, fino a un massimo 96.000. E quindi in una vita intera percorre in volo talmente tanti chilometri che potrebbe tranquillamente compiere tre viaggi di andata e ritorno tra la Terra e la Luna!

Qualche anticipazione sul tuo prossimo libro?
Non posso anticipare molto, ma di sicuro sarà con la stessa casa editrice e parlerò ancora di animali. Stavolta indagherò un altro aspetto del mondo animale, poco raccontato al grande pubblico, ma che invece nasconde tantissime similitudini con noi uomini.

Grazie per essere stata con noi Francesca, torna a trovarci quando vuoi.

Grazie a voi!

Senza-confini


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