Educatevi, educate, soprattutto all’ambiente

Nel mese di dicembre 2018, sull’onda di un ampio movimento che ha visto protagonisti i sindaci di tutto lo stivale alle prese con atteggiamenti antisociali di ogni sorta, la Lega ha dichiarato di voler reinserire l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole, gettando in questo grande calderone educazione stradale, lotta al bullismo, educazione ambientale e chi più ne ha più ne metta. Il tutto mentre da piú parti, compresa quella di molti educatori, si continuano a confondere l’educazione e la divulgazione scientifica con l’educazione ambientale.

Allora, da educatrice, lasciatemi spiegare una cosa:

se state insegnando ai vostri alunni o ai vostri figli a fare la raccolta differenziata o a rispettare il semaforo rosso state facendo educazione civica. L’educazione civica non richiede necessariamente una comprensione del perchè delle regole, chiede solo che esse siano rispettate in quanto tali;

se state insegnando ai vostri alunni o ai vostri figli cosa sono le piante o come la spinta di Archimede tiene a galla un’anatra, state facendo educazione scientifica. L’educazione scientifica è l’informazione di partenza ma non implica necessariamente la comprensione di come certi fenomeni agiscano nelle nostre vite e non determina necessariamente un cambiamento nel modus operandi di una persona;

se invece state mettendo i vostri figli o i vostri alunni nelle condizioni di imparare a pensare per connessioni e sistemi e acquisire la consapevolezza delle relazioni che legano la loro vita a quella del pianeta, se state lavorando affinchè capiscano che non sono nè una specie al di sopra delle altre ne una specie al di sopra delle leggi della natura, se state facendo si che imparino a riflettere, a discutere e a interiorizzare il proprio impatto sull’ambiente e divengano quindi in grado di valutare ed eventualmente modificare le proprie abitudini e i propri stili di vita nell’ottica della sostenibilità, anche attraverso la disponibilità a fare ciò che potrebbe sembrare un piccolo sacrificio personale, allora e solo allora state innescando un processo di educazione ambientale.

Ecco, l’educazione ambientale è un processo da innescare, non uno o più oggetti da insegnare, e i tre ambiti disciplinari di cui sopra stanno in un rapporto di causa-utilità-effetto:

la divulgazione scientifica serve all’educatore per formarsi e stare al passo con il progresso scientifico al fine di rendere i suoi interventi coerenti con la realtà, nonché alle singole persone per formarsi e informarsi in un’ottica di long life learning e di continuo riadattamento del proprio agire;

l’educazione ambientale serve a saper trasformare le informazioni acquisite in modelli di comportamento compatibili con l’ambiente e con le reali possibilità di utilizzo delle risorse naturali nel rispetto di una comunità che non é la propria famiglia, il proprio quartiere o la propria città ma la popolazione globale e tutte le altre specie;

l’educazione civica è l’atteggiamento che scaturisce da chi ha interiorizzato la propria connessione con l’ambiente e con gli altri ed é in grado di valutare le conseguenze delle proprie azioni su di essi, quindi a regolare il proprio comportamento in un’ottica sociale e collaborativa. Di applicare quei modelli di cui sopra.

Tutta questa grande mobilitazione politica per reintrodurre l’educazione civica nelle scuole é, consentitemelo, una stupidaggine dal punto di vista pedagogico e uno specchietto per le allodole da parte di chi deve conquistarsi un voto. Il dilagare dell’ignoranza e degli atteggiamenti antisociali é la diretta conseguenza del fatto che la famiglia, la scuola, la comunità e lo Stato hanno rinunciato da tempo al loro ruolo educativo (in ambito ambientale non hanno mai cominciato) per rincorrere un nozionisismo sterile e controproducente. Gli eventi storici si accumulano? Gonfiamo il programma di storia. La scienza progredisce? Gonfiamo anche quello di scienze. Ma l’educazione non ha nulla a che vedere con la quantità, l’educazione ha a che vedere con ciò che nasce quando noi e queste informazioni veniamo a contatto, con il modo in cui esse interagiscono con i nostri vissuti, i nostri sentimenti (già i nostri sentimenti, ne vogliamo parlare?) e le nostre esperienze e, sulla base di questo, con l’utilizzo che possiamo farne per migliorare le nostre vite. È su questo che famiglia, scuola, comunità e Stato devono lavorare, altrimenti si vuole combattere l’effetto lavorando sull’effetto stesso. E’ come voler rianimare un annegato facendogli bere dell’acqua. Invece lo Stato impone più nozioni, la scuola esegue e i genitori pensano che “la cosa importante è la scuola” – quante volte l’ho sentito dire – e che se i figli vanno bene a scuola allora è tutto ok, si è svolto bene il proprio lavoro. Il successo scolastico dei figli diviene la misura del successo educativo dei genitori. Ma si può andare bene a scuola pur rimanendo dei perfetti ignoranti, ovvero pur non sviluppando la capacità di capire davvero o, peggio, di agire socialmente. Non a caso il 70% della popolazione italiana è colpita da analfabetismo di ritorno e oltre l’80% non è in grado di riconoscere una fake news. Risultato? La crescita economica, i flussi migratori, l’importanza dei vaccini, il numero di omicidi o di bambini rapiti e il senso della sicurezza, tutto è alterato nella nostra percezione, e il Paese al mondo che più distorce i fatti, oggi, è proprio l’Italia. E ovviamente c’è chi ci guadagna, come certa politica che, sfruttando l’ignoranza ambientale dilagante, sventra e sbrana interi territori senza che chi ci vive sia in grado di alzare un dito o che riesce a trasformare in nemici del progresso e del bene pubblico agli occhi di un intero paese quelle popolazioni che, invece, per la difesa del proprio territorio lottano anche a costo di diventare moderni Don Chisciotte, che ci vuole tutti nemici e arroccati su un’inesistente posizione di superiorità nazionalista, specista, culturale, familiare.

No, l’importante non è la scuola, l’importante è cosa noi, la scuola, la comunità e lo Stato facciamo delle teste dei nostri figli, come le facciamo funzionare, non quanto, non quante informazioni ci mettiamo dentro.

Allora gente, educatevi, educate. Soprattutto all’ambiente. Perché capire l’ambiente vuol dire capire l’effetto che ciascuno di noi ha sul pianeta e da questo far discendere valori di rispetto, fratellanza e vicinanza e riscrivere dentro di noi una costituzione che non ha confini geografici e biologici, che non si limita alla nostra famiglia o a chi parla la nostra lingua ma che include chiunque condivide il pianeta con noi e ha bisogni, anche molto diversi dai nostri. Significa scrivere una nostra costituzione interiore e accogliervi popoli, specie e ambienti e agire ogni giorno, ogni ora e ogni minuto nel rispetto di questa fratellanza allargata ed includente al di là di ogni confine politico, culturale, biologico, emotivo. Educare all’ambiente è rivoluzionario, perché innesca una rivoluzione culturale che mette in discussione nazionalismi, sistemi e potentati di ogni sorta: sotto i colpi dell’educazione ambientale il concetto di confine si sgretola per lasciare il posto a quello di rete e in questa rete ci fa riscoprire tutti legati, tutti fratelli, tutti nodi ugualmente fondamentali, che se un solo nodo cede, l’intera rete si scioglie; ci fa finalmente comprendere il valore della diversità (biologica, culturale) lasciandoci capire che essa è la piattaforma che regge il mondo e ci fa riappropriare della capacità di scegliere criticamente al di là dei messaggi consumistici che da piú parti ci bombardano per indurci a credere di aver bisogno di oggetti inutili e per farci fondare le nostre vite sull’accumulo di cose. Grazie all’educazione ambientale ritorniamo ad essere protagonisti e riacquistiamo il senso del potere sulle nostre vite, sulle nostre scelte, sulla nostra capacità di agire nelle istituzioni.

Allora gente, educatevi, educate. Soprattutto all’ambiente, che educare all’ambiente vuol dire educare al saper essere e al saper pensare, non al saper fare e al saper ricordare, che il saper fare bene é conseguenza del saper essere.

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