Che cos’è l’educazione ambientale

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Il termine “educazione ambientale” fu utilizzato per la prima volta dal Professor W. Stapp, dell’Università del Michigan, nel lontano 1969 e da allora ha fatto molta strada, subendo un continuo processo di ridefinizione e perfezionamento che lo ha recentemente trasformato in “educazione allo sviluppo sostenibile”. Dal ‘69 ad oggi infatti diverse sono state le Conferenze e gli Accordi Internazionali che hanno visto al centro della discussione il tema dell’ambiente sempre più legato a quello dell’educazione e della formazione degli individui e della collettività. Già nel ’72, nella Conferenza sull’Ambiente Umano di Stoccolma, la prima  indetta dall’ONU alloscopo di discutere di ambiente e sostenibilità a livello internazionale, veniva dichiarato che “tutte le risorse naturali, incluse l’aria, l’acqua, la flora, la fauna e particolarmente il sistema ecologico naturale, devono essere salvaguardate a beneficio delle generazioni presenti e future” e che “la conservazione della natura deve avere particolare considerazione nella pianificazione dello sviluppo economico. Le risorse non rinnovabili devono essere utilizzate in modo da evitarne l’esaurimento futuro e da assicurare che i benefici del loro sfruttamento siano condivisi da tutta l’umanità”. E’ un passo importante che fin dalle prime battute mette in luce alcuni legami chiave che verranno più pienamente compresi in seguito, come quello tra la conservazione dell’ambiente e lo sviluppo economico e soprattutto tra la lo sfruttamento delle risorse e i diritti umani. Inoltre per la prima volta, seppur con un piccolo accenno,  si menziona “l’educazione ai problemi ambientali come base fondamentale per trasmettere il senso di responsabilità per la protezione e il miglioramento dell’ambiente nella sua piena dimensione umana”. Ad essa fa seguito la Carta di Belgrado, che nell’ottobre del ’75, compresa l’importanza dell’educazione come mezzo indispensabile per attuare una strategia mondiale per la difesa dell’ambiente e della natura, cerca di individuare uno schema mondiale per l’educazione ambientale e afferma più convintamente che la riforma dei processi e dei sistemi educativi è essenziale al formarsi di questa nuova etica della crescita e  dell’ordinamento economico mondiale. I governi ed i responsabili politici possono ordinare cambiamenti, e nuove concezioni della crescita possono avviare il processo di miglioramento della situazione mondiale, ma si tratta solo di soluzioni a breve termine se la gioventù mondiale non riceverà un’educazione di nuovo tipo. L’educazione in materia ambientale è uno degli elementi più decisivi per poter affrontare seriamente la crisi mondiale dell’ambiente”. A queste importanti dichiarazioni segue nel 1977 la Conferenza di Tbilisi, organizzata dall’UNESCO, nella quale l’educazione ambientale viene definita come il mezzo per “portare gli individui e la collettività a comprendere la complessità dell’ambiente naturale e delle sue interazioni con l’essere umano al fine di acquisire le conoscenze e competenze necessarie a sviluppare il senso di partecipazione alla prevenzione e soluzione dei problemi ambientali e alla gestione della qualità dell’ambiente, dando il senso della stretta continuità che collega l’atto di oggi alle sue conseguenze di domani. L’educazione all’ambiente  deve essere aperta alla comunità e deve durare per tutta la vita delle persone. Essa dimostra l’interdipendenza esistente tra le comunità internazionali e insieme l’urgenza di solidarismo tra l’intera umanità”. Tale Conferenza rappresenta quindi un’importante pietra miliare nella storia dell’educazione ambientale richiamando fortemente il protagonismo delle popolazioni e non considerando il problema ambientale come esclusivo appannaggio del mondo scientifico e politico e soprattutto cogliendo più esplicitamente la forte interconnessione tra ambiente, educazione e pace. A conferma di quanto fosse giusta la strada intrapresa il Programma di Sviluppo Sostenibile stilato dall’ONU proprio in quegli anni evidenziava quanto la povertà di alcuni paesi fosse legata al consumo di risorse naturali da parte di altri e poneva quindi l’attenzione sul difficile conflitto tra sviluppo, diritti umani e conservazione dell’ambiente. Fu la Commissione mondiale delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo a lavorare alla possibile risoluzione di tale conflitto e a meglio definire il concetto di sviluppo sostenibile come un “equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare le proprie” e a individuare l’educazione come  mezzo per raggiungere tale equilibrio.  E’ così che nel 1997 la Conferenza Internazionale Ambiente e Società arriva a definire nella Dichiarazione di Salonicco l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile come uno strumento indispensabile per dare a tutte le donne e gli uomini nel mondo la capacita’ di essere protagonisti della propria esistenza, per esercitare scelte personali e responsabili, per apprendere nel corso di tutta la vita senza frontiere, siano esse geografiche, politiche, culturali, religiose, linguistiche e di genere. Il concetto di sostenibilità comprende non solo l’ambiente ma povertà, popolazione, salute, sicurezza alimentare,  democrazia, diritti umani e pace. La sostenibilità e’ in ultima analisi, un imperativo morale ed etico in cui devono essere rispettate diversità culturale e conoscenze tradizionali. L’educazione ambientale deve quindi esser intesa anche come educazione verso la sostenibilità. Ciò comporta che può essere considerata come educazione per l’ambiente e la sostenibilità.” Sulla base di tali acquisizioni finalmente anche in Italia, nello stesso anno, i Ministeri dell’Ambiente e della Pubblica Istruzione stilano a Fiuggi una Carta dei Principi per l’educazione ambientale orientata allo sviluppo sostenibile e consapevole. Purtroppo la definizione italiana presenta a livello teorico diversi importanti limiti rispetto a quella data nella dichiarazione di Salonicco e a livello pratico risulta essere ancora scarsamente applicata sia in ambito scolastico sia in quello dell’educazione permanente. Per quanto riguarda l’educazione non formale ancora poco o nulla si fa nel nostro Paese per educare permanentemente le persone all’ambiente e alla sostenibilità e questo tipo di educazione è lasciato per lo più alle imprese private che cominciano a pubblicizzare i loro prodotti facendo leva sulla sensibilità ambientale, peraltro scarsa, acquisita dall’opinione pubblica, mediando messaggi privi di rigorosità scientifica e spesso falsi e strumentali. Per quanto riguarda invece la scuola in Italia si è deciso che l’Educazione Ambientale, proprio per il suo carattere di interdisciplinarietà, non debba costituire una materia di studio ma piuttosto debba rientrare contenutisticamente in tutte le altre materie. Ciò comporta ovviamente una serie di impedimenti difficili da superare se non ricorrendo alle organizzazioni esterne alla scuola che si occupano di protezione ambientale e quindi, inseparabilmente, di educazione ambientale. Gli insegnanti infatti si trovano a dover affrontare una materia che conoscono poco e per la quale non esistono corsi di formazione o aggiornamento e per giunta devono inserire tali contenuti nell’ambito di un programma già estremamente corposo e sempre più difficile da esaurire in funzione della riduzione delle ore di lezione. Per questo il mondo della scuola manifesta sempre di più l’esigenza di attingere al di fuori, presso strutture specializzate, questo tipo di formazione. Ciò comporta innumerevoli vantaggi per gli insegnanti e per gli alunni ma anche svantaggi significativi. Se da un lato è vero infatti che il lavoro delle organizzazioni di protezione ambientale si è notevolmente specializzato in questi anni, raggiungendo punte di eccellenza difficili da emulare e che educare all’ambiente non può prescindere dal contatto diretto ed emozionale con l’ambiente stesso, e in questo caso dare la possibilità ai giovani di entrare a contatto con la natura e di sperimentarla in prima persona risulta essere una strategia vincente, dall’altro ricorrere all’esterno per formarsi all’ambiente comporta un costo maggiore (sostenuto quasi esclusivamente dalle famiglie) e maggiori difficoltà organizzative dovute alla pesantezza del sistema scolastico e ciò rende l’educazione all’ambiente saltuaria e conseguentemente poco efficace, assumendo più le caratteristiche di sensibilizzazione che di educazione vera e propria.  A questo proposito negli ultimi anni le Istituzioni, mediante l’istituzione di fondi dedicati all’educazione all’ambiente e alla sostenibilità ed erogati direttamente alle scuole e, talvolta,  alle strutture che operano sul territorio in difesa dell’ambiente, hanno tentato di rendere più o meno continuativi gli interventi in tal senso ma, come è noto, non sono riusciti tuttavia ad essere garanzia di capillarità e continuità e, probabilmente, non vi riusciranno finché non cambierà l’approccio a questo genere di discipline. Oggi infatti in Italia non esiste, se non in alcune regioni, un riconoscimento formale della figura di educatore ambientale in quanto, come accennato in precedenza, la Carta di Fiuggi riconosce nei singoli docenti il dovere di educare all’ambiente. L’educazione ambientale tuttavia, data la specificità dei contenuti e le competenze richieste, deve necessariamente essere riconosciuta come una professione specifica, garantendo così la preparazione necessaria per trattare tematiche relativamente nuove, l’esperienza di campo e, soprattutto, l’aggiornamento continuo richiesto da un settore in costante evoluzione.

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4 risposte a "Che cos’è l’educazione ambientale"

  1. si se vogliamo salvaguardare tutta la Natura che è meravigliosamente fantastica … e anche i NS figli … dobbiamo si fare ” Educazione ambientale ” dobbiamo seminare il corretto comportamento ,perchè la natura riprenda il suo equilibrio … in tutte le forme . ❤

    • Si, Giovanna, hai ragione: salvaguardare la natura e salvaguardare i nostri figli sono due aspetti inscindibili, due facce della stessa medaglia. Salvaguardare la natura E’ salvaguardare i nostri figli, perché è la natura che continuerà a fornire loro le risorse necessarie per sopravvivere, tutta la natura, nella sua interezza e nel suo equilibrio.

  2. giovanna palma scrive:
    si se vogliamo salvaguardare tutta la Natura che è meravigliosamente fantastica … e anche i NS figli … dobbiamo si fare ” Educazione ambientale ” dobbiamo seminare il corretto comportamento ,perchè la natura riprenda il suo equilibrio … in tutte le forme . ❤

  3. Pingback: Che cos’è l’educazione ambientale – IL MONDO DEL BOSCO. Guardalo, sussurra e…pensa.

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