
Una cosa che incoraggio sempre a fare quando siamo in giro per boschi e montagne é abbracciare gli alberi, soprattutto quelli più anziani, quelli con il tronco più grande, la corteccia più screpolata, quelli che portano i segni di una vita lunga e intensa. Questa storia di abbracciare gli alberi, che molti scettici vorrebbero liquidare un po’ troppo superficialmente come una pratica new age, merita invece di essere presa in seria considerazione dal momento che ci permette di metterci immediatamente ed efficacemente in connessione non solo con gli alberi e l’ambiente esterno (quello naturale) ma anche con l’ambiente interno, quello dentro noi stessi, quello della nostra coscienza.

Se il contatto fisico mediato da quello che é a tutti gli effetti un gesto d’affetto ci pone immediatamente e sentimentalmente in relazione con ciò che stiamo abbracciando, infatti, le percezioni sensoriali che ne derivano fanno il resto. La screpolatura della corteccia sotto le mani, le forme del tronco contro il corpo, gambe, torace, petto e spalle che si muovono fino a trovare l’incastro più giusto, le orecchie rivolte all’ascolto e il naso che, posto in prossimità del tronco, cerca ogni più piccola sfumatura di profumo… Se ci pensate è ciò che facciamo quando abbracciamo qualcuno che amiamo.
E se questa sequenza di movimenti è dettata proprio dall’amore e dalla voglia di entrare in relazione fisicamente e sentimentalmente con l’altro, il processo funziona anche al contrario: i sentimenti e l’amore possono fiorire da un abbraccio. Che esperienza potente, un abbraccio! Tutt’altro che semplice nella sua fisiologia, questo gesto coinvolge ogni parte del nostro corpo e della nostra coscienza e ci rende nudi e autentici davanti ai sentimenti anche quando “l’altro” è così diverso. Così abbracciare un albero e assorbire pienamente le sensazioni che ne derivano fa bene a noi e può fare bene all’ambiente, perché dal momento stesso che cominciamo a farlo non guardiamo più gli alberi con gli stessi occhi (e con la stessa superficialità) e veniamo indotti ad essere più attivi nella loro tutela. Perché “non lotteremo per salvare ciò che non amiamo”.

Il valore di un abbraccio diventa così anche un potente strumento di educazione ambientale che ci permette di sentire di più gli altri esseri viventi giacché ne abbiamo fatto esperienza, siamo entrati in contatto con loro e, forse, siamo riusciti a trovare una connessione. Li abbiamo sentiti, appunto. Il passaggio dall’essere sensibili all’essere coinvolti è quello che rende le persone attive nella difesa dell’ambiente: le induce ad agire, a compiere le proprie scelte e a modificare i propri comportamenti in relazione alla natura. Finalmente attribuiamo a “l’altro da noi” un valore, dei diritti, diventiamo consapevoli che su di lui si ripercuotono le nostre scelte e che dobbiamo farcene carico.
Lo sapete? Quando abbracciamo un albero:
- riduciamo la produzione degli ormoni dello stress,
- rallentiamo il battito cardiaco,
- produciamo più globuli rossi, le cellule coinvolte nel trasporto dell’ossigeno ai tessuti,
- miglioriamo la circolazione sanguigna e la pressione arteriosa,
- produciamo un maggior numero di composti benefici per il corpo come le proteine anticancerogene.

Per un bambino, poi, si tratta di un’esperienza ancora più intensa dal momento che nei primi anni di vita coscienza e conoscenza basano tutto il loro sviluppo sulle percezioni sensoriali trasmesse al cervello dagli organi di senso. In quest’ottica appare chiaro quanto possano fare la differenza le esperienze che permettiamo ai bambini di fare.
Abbracciare gli alberi ci permette inoltre di conoscerli e riconoscerli. Ogni corteccia infatti rappresenta un po’ la loro impronta digitale riconoscibile per colore, screpolatura, spessore ecc. nell’ambito di ciascuna specie ma diversa per ogni individuo e con il
progredire dell’età: liscia e poco screpolata nei giovani alberelli, sempre più fessurata e ruvida in quelli più anziani. Cosa vi ricorda? Così diversi, così simili.
La prossima volta che andate in un bosco, lasciatevi andare senza provare vergogna, concedetevi questa esperienza: abbracciate un albero, tenetevi stretti a lui per qualche minuto, concentratevi sul fatto che proprio come voi sta vivendo, sta respirando, sta comunicando con gli altri alberi e usate tutti i vostri sensi per percepirlo: le mani, il corpo, l’olfatto. Vedrete che ne raccoglierete i frutti. Per me e Mattia, comunque, abbracciare gli alberi è diventato un fatto tanto naturale quanto abbracciare gli anziani di casa. Perché in fondo, gli esseri umani sono molto più legati agli alberi di quanto non si possa immaginare.






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