Viaggio nel cuore delle Dolomiti Lucane

Regione: Basilicata
Provincia: Potenza
Punti e specie di interesse: guglie delle dolomiti lucane, rocce arenarie, panorami, nibbio reale, cicogna nera, erba luna.
Abbigliamento: a strati, scarpe comode
Attrezzatura necessaria: acqua, binocolo
Fontane: no

Tempo fa ero rimasta colpita dalla foto di Castelmezzano, un borgo della Basilicata nel cuore del Parco di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane, così appena possibile il piccolo Maty ed io abbiamo preparato gli zaini e ci siamo messi in viaggio per raggiungerlo. Il borgo, distante appena due ore e mezza da Napoli, è bellissimo, molto ben curato e attrezzatissimo per assicurarvi il miglior soggiorno possibile: B&B, ristoranti, guide escursionistiche e noleggio di attrezzature specifiche per le escursioni vi garantiscono di vivere il territorio al 100%, ma quello di cui non avevamo idea è che ci saremmo ritrovati nel regno della geologia!

Parcheggiata l’auto fuori dal centro abitato, abbiamo attraversato lentamente il borgo di origini antichissime. Le case in pietra, addossate le une alle altre, si fondono con la roccia alle loro spalle e la loro stessa disposizione è forzata dalle montagne. Qui, le rocce modellano il borgo come un fiume la sua valle ed incombono su ogni scorcio, si stagliano all’orizzonte entrando prepotentemente in ogni scatto. Verso la fine del borgo si imbocca quello che non a caso è chiamato “percorso geologico”, un sentiero breve e ben attrezzato con infrastrutture e pannelli informativi che fanno ben leggere il territorio in cui ci si trova. Pian piano le case divengono meno compatte e la roccia si allarga, si dilata, si infila in ogni angolo come una lingua di lava. Ma non è lava, è sabbia marina proveniente dall’erosione dei giovani Appennini in formazione e poi compattata nell’arco di 15 milioni di anni. In alcuni punti è possibile osservare fossili e strati geologici e toccare con mano la sua formazione grattando la roccia ancora morbida che si sgretola sotto le unghie.

Il sentiero è spettacolare e in poco tempo ci porta fino ad un belvedere affacciato sulla verde distesa della foresta di Gallipoli Cognato. Continuiamo il nostro viaggio lento grazie ad una passerella di metallo che ci porta ancora più su, dove queste strane montagne vengono accarezzate dal vento fino ad assumere un aspetto liscio, tondeggiante, mammelliforme. Tecnicamente è un fenomeno di erosione eolica, ma noi percepiamo solo la poesia di una lunga storia d’amore tra il vento e la roccia.

Arriviamo infine ad una piazzetta tra le nuvole dove due panchine offrono pace e serenità e dove i palazzi sono le cime lisce e arrotondate, la prospettiva quella dell’orizzonte infinito e gli abitanti i nibbi reali, gli zigoli neri e l’erba luna. Per noi è il punto di arrivo ma per chi ha almeno 14 anni è il punto di partenza della via ferrata che giunge fino a Pietrapertosa.

Andiamo via, è il momento di tornare a casa, ma qualcosa di noi rimane su quella panchina tra le montagne.

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