Un Lupo e un Assiolo uccisi nel Parco Regionale del Matese

Foto di repertorio

E’ di pochi giorni fa la notizia ormai tristemente nota dei due terribili episodi di cattiveria, violenza e spregio della vita e della biodiversità che si sono consumati nel cuore del Parco Regionale del Matese in provincia di Caserta: prima un Assiolo, un rapace notturno, ucciso e impalato in pubblica piazza (quella di Fontegreca) e poi un Lupo, ucciso a fucilate ad Airola. Ovviamente, come tutti quelli che sonoinnamorati dell’incredibile territorio del Parco e della sua biodiversità unica e irripetibile, ho seguito la vicenda con sdegno e tanta rabbia, ma anche con la speranza di sentire finalmente qualche dichiarazione sensata e, ribadisco finalmente, qualche presa di posizione da parte delle Istituzioni preposte alla tutela del territorio e della sua biodiversità. E allora ecco che finalmente interviene l’attuale Presidente del Parco, Umberto De Nicola. Sono ansiosa di conoscere la sua dichiarazione ma le speranze di cui sopra crollano una dopo l’altra, parola dopo parola. Il Presidente dichiara di aver richiesto al Comandante provinciale del Corpo Forestale dello Stato, Dott. Michele Capasso, “un sollecito interessamento affinché il territorio del Matese possa disporre di pattugliamenti più frequenti da parte degli uomini del Corpo Forestale e della Polizia Provinciale.” E fin qui tutto normale, ma poi prosegue dicendo “Al Presidente Domenico Zinzi (Presidente della Provincia di Caserta) ho anche rappresentato la necessità di attivare in tempi brevissimi il servizio di vigilanza affidato alle guardie ambientali volontarie (GAV), assegnate al Parco del Matese in ben ventisei unità. Tale servizio, ci permetterebbe di avere sul territorio un controllo capillare e attento”. La sua dichiarazione finisce così, o almeno questo riportano i giornali locali. La sorveglianza è l’unica proposta alla quale De Nicola sia stato in grado di pensare. Che delusione. Ancora una volta la cecità dei personaggi che dovrebbero guidare le istituzioni mi lascia senza parole e senza speranze. Fermo restando l’importanza di una buona sorveglianza, assente oggi come è assente lo Stato in materia ambientale, e tralasciando l’assurdità del pensare che 26 volontari, e ribadisco volontari, possano proteggere efficacemente un’area grande oltre trentatremila ettari, come possiamo credere che tali fenomeni possano essere fermati dalla (remota) possibilità di una (piccola) multa? Perché non ci chiediamo il perché più profondo di questi gesti? Come al solito la chiave di volta non è rappresentata ne dal controllo in divisa, ne dalle multe, ne da qualsiasi altra strategia di dissuasione. Come al solito la chiave di volta sta nell’educazione delle persone e, come sempre, quando parlo di educazione non mi riferisco certo ad una questione di bon ton ma all’educazione vera, quella che è in grado di tirare fuori il meglio da ogni persona attraverso la conoscenza di se stesso e l’acquisizione di competenze oggi assolutamente tralasciate, come è appunto la competenza in materia ambientale. Sulla facciata di questo sito, in bella mostra, c’è una frase di S. J. Gould, il quale affermò saggiamente e non molto tempo fa che “non potremo vincere questa battaglia per salvare specie e ambienti senza creare un legame emozionale tra noi e la natura, perché non lotteremo per salvare ciò che non amiamo.” E’ il mio motto, è la convinzione più profonda che io abbia e il faro che illumina il mio lavoro. E Lei, caro Presidente De Nicola, ama il suo Parco? E se lo ama, perché non vedo da parte sua il tentativo di educare la sua gente all’amore e al rispetto di un territorio tanto sensibile, tanto bello, tanto importante? Quello che, come al solito, delude le speranze mie e di molte altre persone amanti del Parco come e più di me è che manca totalmente una visione di lungo periodo e l’interesse reale a sconfiggere tanta ignoranza. Perché in fondo si tratta solo di questo: pura, spaventosa, infinita ignoranza. Questa gente ignora la valenza ecologica di una specie come il lupo perché nessuno li ha mai formati alla conoscenza ecologica del proprio territorio. Questa gente ignora la valenza economica di una specie come il lupo perché nessuno ha mai mostrato loro le potenzialità in fatto di turismo che le specie bandiera portano con loro. Se partissimo oggi con una seria e costante campagna di educazione ambientale e naturalistica tra 20 anni, forse anche meno, non parleremmo più di simili episodi. Educazione. E’ questo l’unico, vero e infallibile strumento di controllo del territorio, perché chi ama il proprio territorio ne diventa il più appassionato controllore. Invece voi restate pure nell’ignoranza, a farvi rigar dritto ci penseranno 26 guardie volontarie. Ribadisco: volontarie. Sul gruppo facebook “Parco Regionale del Matese”, lo stesso gruppo dal quale è partita la denuncia e sul quale, grazie a Dio, vedo tante persone indignate come me, leggo i commenti di qualcuno che punta il dito sulla loro negatività, definita come “la cattiva abitudine da parte di certe persone a vedere solo gli aspetti negativi”. E allora io resto sbigottita e mi chiedo perché mai non dovremmo farlo. Quali sono le cose positive di cui dovremmo rallegrarci oggi? L’installazione di un bel cartello di benvenuto, peraltro privo del logo del Parco? La riparazione di una buca sulla pubblica strada? L’apertura di un nuovo supermercato? Oggi è un giorno di lutto e non possiamo che urlare la nostra tristezza e la nostra rabbia perché a morire ancora una volta non sono stati soltanto un lupo e un assiolo, ma le prospettive e le speranze di un futuro diverso, fatto di gente competente e attenta. La sul Matese esistono tante persone che questo futuro lo desiderano e lo pretendono e che, con fatica e sacrifici, stanno provando a non lasciare il proprio paese credendo in qualcosa di diverso e creando associazioni e realtà volte a difendere, conoscere e promuovere il proprio territorio, ma il più delle volte esse sono sole e guardate come passatempi temporanei di giovani in attesa di trovare lavoro. Perché purtroppo in Italia e sul Matese l’ambiente non da lavoro. Il paese Europeo più ricco di biodiversità non da lavoro a chi di biodiversità si occupa. La regione italiana più ricca di territorio protetto (almeno sulla carta) non da lavoro a chi del proprio territorio vorrebbe vivere. Anzi, ogni giorno il lavoro o le prospettive di trovarlo/crearlo ci vengono tolte dalle assurde quanto quotidiane proposte di cieco sfruttamento territoriale: cementificazioni, piattaforme petrolifere, centrali fotovoltaiche a terra, taglio dei boschi… e potrei continuare. Ecco cosa muore insieme ai lupi e agli assioli: le speranze dei giovani illuminati e lungimiranti che, a differenza di chi li governa, hanno capito che più educazione = più natura, più natura = più turismo, più turismo = più soldi, più soldi = più opportunità. Stancamente finisco di leggere la dichiarazione del Presidente De Nicola e almeno alla fine trovo una risposta ad uno dei tanti miei perché: in chiusura De Nicola afferma che il servizio di vigilanza volontaria “non potrà essere attivato finché la Provincia non invierà all’Ente Parco almeno due funzionari ai quali affidare i compiti di coordinamento degli uffici Gav (Guardie Ambientali Volontarie)”. Due funzionari per 26 guardie volontarie. DUE funzionari. VENTISEI guardie. Volontarie. Il precedente Presidente del Parco Giuseppe Falco, persona che io stimo molto e con la quale ho avuto spesso il piacere di discutere, diceva spesso una cosa: “voi (inteso come voi giovani) dovete credere nelle istituzioni”. Caro Pino, puoi spiegarmi come si fa a credere in queste istituzioni? Perché io, per quanto mi sforzi, proprio non ci riesco. Io non ho più parole. Solo amarezza e delusione.

PS. A gennaio trascorrerò le mie vacanze al Bavarian Forest National Park, un Parco Nazionale a circa 70 chilometri da Monaco di Baviera in cui sono facilmente avvistabili lupi e altri animali. Come me ogni anno migliaia di persone viaggiano fino a li per fotografare questi meravigliosi mammiferi e nel solo anno 2007 il Parco ha visto la presenza di 760,000 visitatori che hanno speso in media 38,70 € al giorno a persona. Il dossier potete leggerlo qui. Il conto invece potete farlo da soli.

Forse le nostre istituzioni non sanno contare.

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2 risposte a "Un Lupo e un Assiolo uccisi nel Parco Regionale del Matese"

  1. purtroppo viviamo in un far west ognuno fa come vuole non ci sono controlli ma vedete non solo i lupi ogni giorno nel parco del Matese viene tagliata una pianta secolare caso strano lo sanno tutti ma nessuno ne parla,un lupo in 2 anni si riproduce ma una pianta secolare ci vuole giusto un secolo per rivederla non abbiamo ancora capito che del male lo si fa ai nostri figli

  2. Caro Luigi, i controlli ci vogliono e sono necessari proprio per scongiurare i fenomeni come il taglio illegale di alberi, il prelievo non autorizzato di legname, le speculazioni edilizie ecc. e il fatto che essi siano totalmente assenti è un chiaro segnale dell’attenzione delle nostre istituzioni nei confronti del proprio territorio. Tengo a ribadire però che i fenomeni di violenza e bracconaggio ai danni della fauna selvatica sono principalmente un problema di carattere culturale e in quanto tale essi possono essere sconfitti solo ed esclusivamente con l’educazione, con quell’educazione all’ambiente che, già di per se poco considerata, lo è spesso ancora meno nelle aree protette, dove l’ambiente viene dato per scontato senza conoscerne realmente caratteristiche e criticità. Tuttavia vedo un sempre maggiore interesse da parte della popolazione matesina verso tali tematiche, prova ne è il fatto che la denuncia dell’assiolo è partita proprio da un cittadino del Parco attraverso una foto postata sul gruppo facebook “Parco Regionale del Matese”. Tale attenzione è fondamentale e non deve farsi fiaccare dalle deludenti risposte o non-risposte politiche perché alla lunga darà i suoi frutti. Ricordi gli anni 70, quando il lupo era ormai ad un passo dall’estinzione? Ebbene, bastò una campagna di sensibilizzazione seria e duratura e in pochi anni le persecuzioni finirono quasi del tutto, consentendo agli ultimi individui rimasti di riprodursi e ripopolare pian piano l’intero appennino. Fu una delle prime e più riuscite campagne ambientaliste del nostro paese e ancora oggi ci insegna che tutto dipende da quanto impegno impiegheremo nel farci custodi e promotori della nostra biodiversità e del nostro territorio.

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