- 𝗨𝗻 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗲 𝗳𝗮𝗻𝘁𝗮𝘀𝗺𝗮,
- u𝗻 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼,
- u𝗻 𝗹𝗮𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗻𝗴𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝗯𝗼𝗹𝗹𝗲.
Sono le meraviglie che abbiamo scoperto durante una giornata fuori porta a metà tra hiking e turismo, a metà tra il Sannio e l’Irpinia, a metà tra le opere dell’uomo e quelle della natura!
Dove siamo?
𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲: Campania
𝗣𝗿𝗼𝘃𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮: Avellino e Benevento
𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲: Apice, Buonalbergo, Montecalvo Irpino
Parte da Apice vecchia questa nostra incursione alla scoperta di un territorio tra i più particolari della regione. Siamo sul confine tra Sannio ed Irpinia e in questo continuo passaggio da una provincia all’altra ci sembra di vedere 𝘂𝗻 𝗲𝗽𝗶𝗰𝗼 𝗯𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗳𝗲𝗿𝗿𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝘂𝗼𝗺𝗼 𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮: lui si impone e costruisce un paese laddove regnava il bosco, lei si scrolla di dosso le case e si riprende ciò che era suo abbracciando le rovine con il rovo e la salsapariglia. Lui scava, dissoda e scavalca il fiume costruendo un ponte, lei ingrossa il fiume e si riprende le pietre che le erano state sottratte. Ogni scorcio qui parla di questo alterco ma a guardare con occhi neutrali e innamorati ci si rende conto che non si tratta affatto di un bisticcio, piuttosto di una coevoluzione. Il risultato incanta gli occhi e il cuore, ti strega obbligandoti a vagare senza meta in queste lande in cui c’è sempre qualcosa da scoprire.
Apice è l’emblema di questo continuo riadattarsi uno all’altra. Fondato probabilmente in epoca romana da Marco Apicio, incaricato dal Senato di individuare in questa zona terre da distribuire ai legionari di ritorno dalle guerre, il vecchio abitato fu ripetutamente colpito dai terremoti, prima quelli del 1962 e poi quello del 1980, che ne decretarono la fine per spopolamento e abbandono. Nonostante i numerosi crolli, infatti, il paese restò in piedi ma l’allora Ministero dei Lavori Pubblici ordinò l’evacuazione, disponendo la ricostruzione su un vicino pianoro. Da allora Apice, cristallizzato e immobile, è il paese fantasma per antonomasia. Purtroppo la totalità delle abitazioni e la maggior parte delle strade sono interdette, ma quel poco che si vede val la pena di essere visitato e basta avvicina l’occhio allo spioncino di uno qualunque dei bellissimi portoni che interrompono la nostra voglia di esplorare per scorgere i mondi magici e misteriosi, talvolta inquietanti, celati aldilà delle assi di legno.
Lasciata Apice, ci riportiamo sul tracciato della Via Traiana per risalire il corso del fiume Miscano e raggiungere il Ponte delle Chianche, di epoca romana e utilizzato almeno fino al medioevo. Originariamente a sei arcate, ancora oggi è possibile vederne tre più una quarta visibilmente ricostruita. Ai suoi piedi scorre ancora il piccolo torrente Santo Spirito, dove un granchio di fiume scappa via allarmato dalla nostra presenza. Sullo sfondo del bellissimo sentiero che percorriamo per raggiungerlo, tra le campagne ricche di siepi e boschetti di questa parte meno martoriata del Sannio, l’abitato di Buonalbergo sembra chiamarci verso il borgo, ma il poco tempo a disposizione ci impone di tornare indietro per continuare a seguire la via Traiana.
Dopo una piccola tappa a Casalbore, un piccolissimo e incredibile borgo dell’Irpinia le cui origini risalgono almeno al 3860-3360 a.C., raggiungiamo finalmente l’ultima tappa, quella che ci ha portato fin qui: le bolle della Malvizza, nel territorio di Montecalvo Irpino. Il paesaggio cambia radicalmente: le belle campagne in cui si alternavano campi, siepi, boschetti e borghi, lasciano il passo ad un paesaggio aperto e brullo in cui la mano dell’uomo si fa più violenta e meno incline al confronto. In lontananza si scorge la desolazione della foresta eolica che assedia questa ed altre parti della Campania ma noi volgiamo lo sguardo alla natura: abbiamo ancora molto da scoprire.
Tra i più estesi vulcani di fango dell’Appennino, le bolle di Malvizza sono un fenomeno raro il cui nome ci racconta già molto: le sollecitazioni tettoniche ben note in questo territorio martoriato dai terremoti, infatti, portano in superficie una notevole quantità di idrocarburi gassosi (quasi interamente metano) dalle profondità della crosta terrestre, i quali intercettano le acque superficiali facendole ribollire e gorgogliare. È così che si crea questo incredibile lago di fanghi argillosi all’interno del quale si distinguono bene i numerosi vulcanetti dai quali i gas si riversano in superficie. Queste condizioni ambientali così particolari non potevano che dare ospitalità a specie altrettanto insolite: è del 2005 l’identificazione di una nuova specie di batterio gram-positivo, Bacillus saliphilus, isolato proprio qui. Una specie che mostra un’affinità del 99,9% con un ceppo di batteri isolato in un lago di soda della Mongolia Interna e per oltre il 97% con altri due ceppi isolati in un bacino lacustre della Rift Valley in Kenia.
È tardi, dobbiamo ripartire, ci vorranno circa 2 ore per rientrare a Napoli. Torniamo in auto mentre la luce del tramonto squarcia un cielo carico di nuvole pesanti e drammatiche, sembra quasi che si possa allungare il braccio e prenderne un po’. Un esercito di giovani grillai sfreccia ancora nel cielo per catturare l’ultimo pasto della giornata. Li guardiamo, ci fermiamo anche noi per un attimo: anche noi, come loro, vogliamo catturare l’ultima boccata di bellezza.
Per questioni di tempo abbiamo raggiunto le nostre tappe in auto ma l’ideale è percorrere l’itinerario a piedi partendo da Buonalbergo e seguendo il sentiero CAI fino alle bolle di Malvizza (quasi 14 km per un dislivello di circa 350 m), magari soggiornando in zona: il territorio offre moltissimo e merita di essere esplorato con lentezza.





















