“Non é abbastanza fare dei passi che un giorno ci porteranno ad uno scopo, ogni passo deve essere lui stesso uno scopo, nello stesso momento in cui ci porta avanti.”

Goethe

Ecco, vedo spesso genitori tanto orgogliosi per il diploma o la laurea del figlio e raramente la stessa felicità, lo stesso orgoglio per il primo tratto astratto sul foglio bianco, per la prima volta che le mani, compiendo movimenti simultanei e diversi, raggiungono l’obiettivo della mente, per il primo cucchiaio portato alla bocca in maniera più o meno efficace, per il primo paio di scarpe allacciate autonomamente, per lo sforzo di immaginazione compiuto di fronte ad ogni spiegazione per tentare di comprenderla. Come se l’impegno e la fatica profusi per raggiungere questi traguardi non fossero altrettanto impegnativi e faticosi, come se questi risultati fossero piccoli e quegli altri grandi, come se fossero importanti solo i traguardi che ci introducono definitivamente alla vita adulta, come se tutte le conquiste fatte prima non fossero state utili e propedeutiche ai raggiungimenti di dopo. Come se ciò che fa il bimbo non sia altrettanto significativo di ciò che fa l’adulto. Ancora oggi siamo pervasi dalla cultura del grande, dove “piccolo” é sinonimo di “trascurabile“, “irrilevante“, “ininfluente” . Cosí i “piccoli” risultati, cosí i piccoli gesti, cosí i piccoli animali, cosí le piccole persone, cosí le piccole cose. Ma queste ultime sono proprio quelle che danno sostanza alla vita, che la rendono ricca, interessante, piacevole, produttiva e, appunto, viva. Questo approccio si riflette bene anche nel nostro apprezzamento delle altre forme di vita: quanti di noi non apprezzano la bellezza di un grande predatore e quanti di noi, al contrario, sanno apprezzare la bellezza e l’importanza delle forme di vita più minute come ad esempio gli insetti? Eppure sono proprio queste ultime che sostengono le catene alimentari mantenendo in vita interi ecosistemi. Allo stesso modo noi non raggiungeremmo grandi obiettivi senza piccoli passi, non raggiungeremmo grandi vittorie senza piccoli e progressivi risultati e il processo di maturazione, di cui festeggiamo solo la fine (che poi fine non é) non é altro che una lunga fila di piccole e a volte impercettibili tappe. Lo sapeva bene Einstein, che dichiarava spesso che “il valore di un risultato sta nel processo per raggiungerlo“. Troppo spesso invece l’adulto é cosí concentrato sul finale che dimentica il viaggio che ha portato fino a li colui che un tempo era bambino. Per dirlo con le parole di Carola Castoldi “Il problema è che aspettiamo sempre il bambino nelle grandi stazioni, ma non siamo capaci di vedere come viaggia…”. Come una farfalla che non sa, o ha dimenticato di essere stata bruco, cosí la maggior parte degli adulti dimentica di essere stata un bambino che ha fatto grandi cose con quel suo piccolo corpo e chi ha la fortuna di ricordare che a quelle grandi scoperte  nessun adulto diede sufficiente credito, oggi pensa che sia normale così, perchè cosa può aver scoperto, detto, fatto o provato di tanto importante un bambino? Così poichè altri adulti prima di loro non hanno dato importanza a quelle grandi cose fatte da quei piccoli uomini, a loro volta oggi essi negano ai propri bambini il diritto a vedere riconosciute le proprie idee, le proprie istanze, le proprie angoscie e l’importanza del proprio ruolo in famiglia, a scuola, in società. Perfino i sentimenti, quando appartengono ai bambini, vengono considerati meno importanti. Quanti adulti sono realmente in grado di andare in fondo al malessere che i piccoli manifestano sottoforma di urla, contorsioni e disubbidienze? Quanti invece banalizzano il malessere etichettandolo troppo presto come capriccio? E quanti ancora in fondo in fondo arrivano a pensare che il bambino lo faccia apposta per contrariare l’adulto, come fosse cattivo e vendicativo e non già una persona bisognosa di aiuto o di attenzione? Siamo in grado di guardare con superficialità addirittura ai sentimenti che abbiamo provato noi stessi da piccoli, come ad esempio quel profondo malessere legato alla scuola che molti di noi hanno provato,  liquidandoli come esagerati per il fatto stesso che eravamo bambini. Ma i bambini sono persone con un corpo piccolo dentro cui batte un grande cuore e fioriscono grandi idee, capaci di grandi amori e brucianti emozioni e a furia di aver a che fare con adulti che non vi danno valore finiscono per non riconoscere neppure loro la lunghezza dei propri passi, l’acutezza delle proprie osservazioni, la pertinenza delle proprie domande, l’importanza delle proprie emozioni e alla fine smettono di brillare, cominciano anche loro a pensare di se stessi che sono “solo” bambini: i genitori, la scuola, la società gli insegnano presto che devono solo ripetere ciò che gli si chiede, niente di più e senza bisogno di personalizzazione. Non è richiesto loro di immaginare, di sognare, di rincorrere la propria mente e le proprie idee, gli è solo consentito fintanto che sono piccoli. Alla fine si rassegnano e quando lo fanno diventano “proprio un bambino maturo”. Come sarebbe invece un mondo costruito tenendo in considerazione le istanze e i bisogni dei bambini? Ascoltando i loro suggerimenti e dando corpo ai loro meravigliosi voli pindarici? Nel mondo dei bambini le città sarebbero calde e colorate, con case di legno e tetti rossi perché nessun bambino si sognerebbe mai di far vivere qualcuno in una scatola grigia e men che meno in una lunga fila ordinata di scatole grigie! Ai margini della città ci sarebbero grandi parcheggi e le automobili sarebbero tagliate fuori dalla vita cittadina. Chi arriva sarebbe obbligato a lasciare l’auto e proseguire a piedi, con i pattini e in bici perchè le strade servono alle persone, non alle automobili. E poi nel mondo dei bambini nessuno si sognerebbe di andare in auto quando si può pedalare felici con il vento tra i capelli. Ci sarebbero alberi e giardini ovunque perchè sono loro che rendono bella una città, si starebbe sempre all’aria aperta e la natura sarebbe una bellissima palestra in cui imparare a superare i propri limiti; non ci sarebbero fabbriche sputafumo, perché nessun bambino si sognerebbe mai di creare qualcosa di cosí puzzolente se non per fare uno scherzo agli amici, in ogni piazza ci sarebbe una fontana e, avendo lasciato le auto al margine, i tempi tornerebbero ad essere lenti e sereni perchè le cose si fanno a piedi o in hoverboard. Nel mondo dei bambini la scuola non avrebbe banchi e sedie brutti, freddi e separati ma tappeti e cuscini per stare seduti in terra comodamente e vicino a chi si vuole. Le maestre dovrebbero superare una selezione durissima e verrebbero assunte solo quelle dotate di gentilezza, empatia e voglia di sedersi anche loro sul tappeto! A cucinare per la mensa scolastica ci sarebbero le nonne e sfornerebbero torte e biscotti caldi e colorati per tutta la mattina, non certo la solita pastasciutta! Te le vedresti irrompere in classe all’improvviso col grembiule, le mani avvolte nel guanto da forno, un bel vassoio fumante portato in alto come un trofeo e soprattutto un gran bel sorriso soddisfatto e quella si che sarebbe una pausa rigenerante! I nonni potrebbero andare a scuola assieme ai nipoti per raccontare la loro storia di partigiani, di giovani pieni di speranze in un dopoguerra carico di promesse e di un epoca in cui si era costretti ad emigrare in cerca di una vita migliore, potrebbero imparare quello che non hanno imparato da piccoli e aiutare a riparare gli oggetti rotti, ma bisognerebbe trovare una soluzione perché i nonni sul tappeto non ce la fanno mica a sedersi! Ogni scuola avrebbe una fattoria con gli animali, un orto e un posto libero sul tappeto per qualunque bambino o nonno del mondo perchè nel mondo dei bambini il concetto di straniero non non ha senso e quello di diverso non ha un’accezione negativa: è tutto un mondo da scoprire! Ogni forma di vita sarebbe ritenuta bella e interessante e ogni bambino potrebbe parlare con gli animali perché ogni bambino lo sa fare, é solo diventando grande che non sa più comunicare con l’universo; si potrebbero avere lombrichi, bruchi e formiche per animali domestici e trascorrere ore a guardarli scavare gallerie nel terreno o rosicchiare una foglia e da tutto questo ogni bambino imparerebbe il valore della lentezza, della pazienza e della perseveranza, che non c’è bisogno di essere grandi e veloci per raggiungere l’obiettivo, che anche la più piccola forma di vita può fare grandi cose e che siamo diversi perchè diverse sono le nostre abilità, ma non la loro importanza. Nel mondo dei bambini la famiglia tornerebbe ad essere matriarcale, si starebbe tutti insieme in grandi case comuni  e gli anziano tornerebbero ad avere il loro importante ruolo nel mondo: chi veglierebbe se non i nonni sui gruppi dei piccoli mentre i genitori sono a lavoro? E chi altri potrebbe avere tante storie e tanta vita da raccontare? In una famiglia così tutto sarebbe relazione e collaborazione e i genitori potrebbero lavorare mezza giornata perchè è più importante stare insieme! E poi la famiglia sotto lo stesso tetto non sarebbe fatta solo da mamma, papà e figli naturali ma da nonni, zii, cugini, animali e da chiunque si ritiene parte di essa, perchè nessuno può dirci cosa sia una famiglia e chi ne debba fare parte se non il nostro cuore. Nel mondo dei bambini non si sarebbe mai soli e tristi troppo a lungo, perché i bambini dopo aver litigato hanno sempre un mignolo pronto per fare la pace e ognuno potrebbe portare i capelli e i vestiti come vuole che a nessuno verrebbe in mente di scuotere la testa e pensare che si è strani; nel mondo dei bambini infatti niente sarebbe chiuso: non i porti, non le menti, non i cuori. I bambini sono includenti, ambientalisti, antirazzisti, scenziati, tesi alla giustizia e alla pace, creativi e vocati al bello, perciò se vogliamo costruire un mondo che sia davvero più giusto, più democratico, più rispettoso e davvero interculturale dobbiamo partire proprio da ciò che loro senza saperlo ci suggeriscono, dalla revisione delle nostre scale di valori e dalla capacità di vedere e attribuire importanza alle piccole cose, alle piccole vite, alle sfumature, a ciò che si muove tra le righe e che si cela dietro più visibili manifestazioni. Dobbiamo dare valore ai bambini, al loro piccolo corpo, alle loro grandi idee, alle loro brucianti emozioni, alle loro emozionanti scoperte, alle loro grandi fatiche, al loro instancabile impegno, alle loro geniali intuizioni, alla loro immensa capacità di immaginare e di inventare. Come fare? Mettendosi alla loro altezza, assumendo la loro prospettiva, ascoltando i detti e i non detti, le parole della bocca così come quelle del corpo e smettendola di sentirci superiori, di banalizzare i messaggi definendoli “capricci”, cercando di capire cosa vogliono dire davvero, perchè più i modi sono nervosi e arrabbiati, più è grande la richiesta di aiuto. Rendiamoli orgogliosi di ogni piú impercettibile risulato, aiutiamoli ad essere consapevoli del viaggio più ancora che del traguardo raggiunto, gioiamo con loro delle fatiche del cammino e aiutiamoli a coltivare quel potere immaginifico che li sospinge come un vento che soffia nelle vele, perché un bambino alle cui opere sia stato dato grande valore sarà un adulto in grado di cambiare le cose e di costruire quel mondo sognato, giacchè come ebbe a dire John Dewey “ogni passo avanti nella scienza é partito da un nuovo spunto dell’immaginazione” e coloro che da grandi sanno ancora immaginare e creare non sono altro che bambini ancora vivi in un corpo da adulti. “L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione” (A. Einstein), e l’ascolto è più importante del giudizio, ci permette di andare oltre noi stessi e scoprire mondi nuovi e nuove possibilità, di essere migliori. Perchè “il bambino è padre dell’uomo” (M. Montessori) e un bambino che abbia vissuto pienamente e con soddisfazione le proprie esperienze, le proprie relazioni, il proprio mondo interiore, non potrà che dare corpo ad un uomo libero e felice.

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