Negli occhi di un bambino

Cosa vedete in queste fotografie? Al di là dell’aspetto puramente estetico e tecnico quanti dettagli vi possiamo trovare? Quante possibili narrazioni? Quanti pensieri e quante domande?
Radici, muschio, funghi, segnavia, tronchi caduti, tracce di animali, rami intrecciati sono solo alcuni degli elementi ritratti che a prima vista rivelano già una capacità in via di estinzione: lo spirito di osservazione, quel processo attraverso il quale andiamo oltre il semplice atto del vedere e diventiamo capaci di osservare.

Ebbene, diciamolo subito: queste foto sono state scattate da un bambino di 4 anni durante una consueta escursione in montagna. L’azione dell’adulto si è limitata a fornire il contesto e lo strumento.
A noi “grandi” sembra spesso che i bambini siano distratti, che non si guardino intorno, che dobbiamo sempre essere noi a narrare o semplicemente evidenziare loro ció che li circonda ma questa semplice selezione di immagini rivela che no, non è proprio così! I bambini hanno un’insospettabile spirito di osservazione ma il problema è che, nella maggior parte dei casi, non hanno molto da osservare! Gli ambienti domestici (o addomesticati) presentano infatti sempre gli stessi elementi e perdono presto di interesse, diventano noiosi e così la curiosità e lo spirito di osservazione connaturati al bambino, presto si assopiscono. Al contrario la natura con il suo continuo mutare, presenta infinite possibilità, continui cambiamenti e sostiene l’interesse del bambino e la sua naturale capacità di osservare, la quale, se sostenuta, si traduce poi nella capacità di analizzare ed imparare.

Queste immagini, dunque, raccontano di più perché il non semplice atto di osservare chiama subito con sé lo sforzo di comprendere, classificare, nominare. Ed ecco che si rivela uno dei più grandi benefici che la frequentazione di un ambiente naturale riserva ai bambini: quello di sostenere, sviluppare e aumentare il linguaggio. Immaginate un libro magico in cui storie, personaggi, elementi e scenari cambiano continuamente e con essi i vocaboli, le parole e i significati. La natura è un libro così e frequentarla regolarmente consente ai bambini di accrescere le proprie competenze linguistiche e con esse quelle narrative e immaginifiche, alla base della comprensione del mondo e, più in là, del pensiero critico e di quello scientifico. Perché sapete una cosa? Parlare meglio permette di pensare meglio, avere più parole consente di avere più pensieri, di saperli elaborare più velocemente ed essere in grado di prendere in considerazione più varianti, più scenari, di saper connettere, collegare cose solo apparentemente slegate e lontane tra loro.

I nostri pensieri infatti sono fatti di parole e senza parole non c’è pensiero articolato, complesso, evoluto. Senza parole mancano gli elementi di base per costruire un ragionamento. Pensiero e linguaggio si sono evoluti insieme e, guarda caso, si sono evoluti a stretto contatto col mondo naturale; siamo in grado di pensare solo ciò che sappiamo anche dire e sappiamo pensare tanto meglio quanto meglio sappiamo parlare. Al contrario, chi parla male pensa male.

Permettere ai bambini di frequentare con continuità ambienti naturali è il primo passo per mantenere viva quella curiosità indispensabile per sviluppare lo spirito di osservazione. Il passo successivo è quello di sostenere la loro innata curiosità e la loro naturale propensione ad imparare provando a rispondere (cercando assieme le risposte che non si hanno) alle loro difficili domande, ai loro infiniti perché e per come che vengono troppo spesso banalizzati dagli adulti e che sono invece i mattoni che i bambini utilizzano per conoscere il mondo, accrescere le loro capacità mentali e attribuire significato alle cose.

La cosa più bella è che la natura e i bambini fanno quasi tutto da soli, a noi basta fare in modo di connetterli e di stare in questa loro relazione come facilitatori ma, soprattutto, come compagni di viaggio e di avventura.

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