Alla scoperta delle pozze di marea

STAVOLTA ANDIAMO AL MARE!

Eh si, andiamo al mare per due motivi:

  1. il primo è che essendo ancora in zona arancione non possiamo andare in montagna perché nel nostro comune (sigh) non ce n’è;
  2. il secondo è che io non amo andare al mare in estate ma in inverno…beh, è tutta un’altra storia! 

Il mare è uno di quei luoghi meravigliosi che ospitano milioni di specie diverse, alcune simpatiche e colorate, altre mostruose e smorte, altre ancora talmente ben camuffate da sembrare impossibili addirittura da ascrivere a questo o quell’altro regno ma tutte indistintamente celate agli occhi di noi che viviamo quassù, tanto da indurci a considerarlo più come un luogo di svago che come l’ecosistema complesso e ricchissimo che è. Tutte… o quasi.  

Già, perchè in alcune circostanze una piccola rappresentanza di quella comunità multiforme e complessa si rivela anche agli occhi di chi non indossa maschera e pinne e sembra quasi voler conquistare un pezzettino di quelle strane aree di terra che gli esperti chiamerebbero “ecotono”, ovvero quello spazio intermedio tra due ecosistemi limitrofi e diversi che non è né dell’uno né dell’altro oppure, come più mi piace pensare, è un po’ di tutti e due e in questa coappartenenza si contamina e si arricchisce.

Di cosa parlo? Parlo di quelle che Johnn Steinbek definì come “ambienti ferocemente brulicanti di vita”, le pozze di marea, habitat molto particolari nei quali una moltitudine di esseri viventi estremamente diversi tra loro condividono più o meno forzatamente il poco spazio a disposizione, ognuno con la propria efficientissima strategia per sfruttare, approfittare, sopraffare e sopravvivere. Per i bambini (ma anche per noi adulti) sono luoghi preziosissimi in grado di stimolare la curiosità, lo spirito di osservazione, la voglia di scoprire ed imparare ma anche le capacità fisiche legate al moto e all’equilibrio. Una vera e propria palestra a cielo aperto in cui mente e corpo si allenano assieme nel tentativo di soddisfare un solo obiettivo: la sete di scoperta!

DOVE TROVARLE

Baia di Trenotova, Agropoli (SA)

Le pozze di marea sono legate alle coste rocciose più basse e frastagliate, dove tra un’alta marea e l’altra l’acqua rimane intrappolata formando piccole piscine naturali in grado di mantenere in vita tutta una frotta di specie, alcune delle quali talmente specializzate da vivere solo in questi mutevoli ambienti. Ecco qualche suggerimento per chi si trova in

Capo Palinuro (SA), foto Fabio Russo

Campania:

  • a Napoli città ci sono le famose insenature di Marechiaro e Gaiola;
  • nei dintorni ci sono lo Schiacchetiello e Marina grande a Bacoli e la Darsena a Pozzuoli mentre un pò più lontano si possono visitare i famosi Bagni della Regina Giovanna a Sorrento;
  • in provincia di Salerno invece sono imperdibili la Baia di Trentova ad Agropoli, i banchi rocciosi di Santa Maria di Castellabate ed Acciaroli o ancora quelli di Palinuro.

COSA VI OCCORRE

  1. voglia di bagnarvi i piedi (ma anche le mani!);
  2. scarpe da mare antiscivolo se i vostri piedi non sono troppo abituati agli scogli;
  3. macchina fotografica;
  4. una guida per il riconoscimento degli organismi marini costieri (ad es. la Guida della fauna marina costiera del Mediterraneo di Franco Muzzio editore ma anche in rete si può trovare moltissimo).
Ombrellino di mare, Acetabularia acetabulum, Foto Fabio Russo

COSA POTETE OSSERVARE

Le specie che si possono osservare sono decine e decine e sarebbe impossibile sintetizzarle in poche righe. Eccone alcune di quelle che abbiamo incontrato noi:

le alghe come la lattuga di mare, la coda di pavone e gli ombrellini di mare;

Cornetto comune, Osilinus turbinatus
anemone bruno, Aiptasia mutabilis

i molluschi come i chitoni, i vermetidi (provate a indovinare perchè si chiamano così), le littorine ammucchiate nelle fessure degli scogli o le più famose patelle, che amano andare in giro a pascolare sulle alghe per poi tornare esattamente nello stesso punto di partenza perché solo quel punto è perfetto per aderire al substrato senza lasciare spiraglio alcuno!

Granchio corridore, Pachygrapsus marmoratus

Le attinie come l’anemone bruno o i pomodori di mare quasi sempre chiusi e poco appariscenti ma che, se si ha pazienza, si aprono in tutta la loro sbalorditiva corona rossa di tentacoli!

I crostacei come granchi, gamberetti e balani che detti così sembra facile ma che in realtà indicano una lunga fila di diverse specie e poi i paguri impegnati in una battaglia senza quartiere per conquistare la conchiglia più grande. Da bambina trascorrevo lunghi tramonti ad osservare le loro lotte aspettando di festeggiare finalmente il re della Baia di Trentova, o

Paguro zamperosse, Cibanarius erythropus

almeno della piccola pozza ai piedi del promontorio!

I pesci come i succiascoglio (un nome che parla da sé), i gobidi, i peperoncini e le bavose, anche qui solo termini generici che non rendono giustizia alla quantità di specie che indicano.

Patella sp

E come mi insegna il mio amico e biologo marino Fabio Russo “questi piccoli universi non hanno mai fine. Soprattutto se sono abbastanza grandi e con condizioni di salinità più stabili possiamo trovarvi dentro di tutto, anche alcune specie di ricci (Paracentrotus lividus), stelle marine (Coscinaster tenuispina) e timide ofiure che fuggono la luce del sole (Ophioderma longicaudum).”

Per saperne di più andatevi a leggere il suo bellissimo articolo “il mondo in poche gocce”. Lo trovate qui.

LAST BUT NOT LEAST: COME DIVERTIRVI SENZA DIVENTARE ELEFANTI IN UNA CRISTALLIERA

Codium bursa, una particolare alga verde sifonale, ovvero costituita da una sola grossa cellula multinucleata

La natura è divertente ma non è un gioco e insegnare questo ai bambini vuol dire farli crescere nel rispetto di tutto ciò che è altro da sé. Ecco le regole da seguire, poche ma essenziali, per non danneggiare il delicatissimo habitat che stiamo andando a visitare:

  1. Maneggiare gli organismi con cura e delicatezza e con le mani bagnate. Tutelerete sia loro che voi.
  2. Non rimuovete gli organismi attaccati al substrato. Se dovete fare forza per staccarli allora vuol dire che dovete lasciar stare.
  3. Rimettete tutto esattamente dove lo avete trovato. In un ambiente così piccolo le cose cambiano drasticamente da un centimetro all’altro (ricordate le patelle?!).
  4. Non entrate nell’acqua con i piedi, dal bordo osserverete meglio e non farete danni.
  5. Lasciate la natura dove si trova, a casa portate solo le foto e i ricordi o, se proprio volete raccogliere qualcosa, raccogliete qualche immancabile rifiuto!

A CASA CON I BAMBINI

Anche senza prelevare reperti naturali durante l’escursione, sono molte le attività che si possono fare a casa per continuare a giocare con la biodiversità delle pozze di marea. Una di queste è il gioco della catena alimentare. Per realizzarla è sufficiente chiedere ai bambini di realizzare un poster che ritragga la pozza e i suoi abitanti e poi, con semplici freccette create con il cartoncino, provare a individuare chi mangia chi (o cosa). Con i bambini più grandi, una volta individuate le connessioni, si può provare ad eliminare una specie simulando un’estinzione e vedere cosa succede.

Buon divertimento!


Si ringraziano Fabio Russo e Francesca Casamassima per la preziosa collaborazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: