Escursione al Castello Arechi (SA)

Cosa pensate se dico Campania?

Io penso al mare, al Vesuvio, al Cilento, alle isole, al pomodorino del piennolo e ad altre prelibatezze. Ma la Campania è anche una regione di Castelli, ce ne sono di famosi come il Castel dell’ovo o il Castel Sant’Elmo e ce ne sono di minori ma ugualmente affascinanti come il castello di Gesualdo o quello di Lettere. Quasi tutti sono immersi nella natura di territori bellissimi e offrono panorami mozzafiato sulle valli che dominano, restituendo un tempo in cui l’uomo era in grado di integrare le proprie opere con quelle della natura, sfruttando quanto di utile essa poteva offrire nel rispetto delle sue caratteristiche. Dunque se volete mettervi sulle tracce di questo affascinante connubio i castelli sono il luogo ideale e il Castello medievale di Arechi, a cui Ugo Foscolo ha dedicato la sua “Ricciarda” e le Poste Italiane un francobollo, è sicuramente uno di quelli che vale la pena visitare.

Regione: Campania
Provincia: Salerno
Punti e specie di interesse: panorama, museo, architettura.

Situato ad un’altezza di circa 300 metri sul livello del mare sulle pendici del monte Bonadies (che vuol dire “buongiorno” poiché all’alba, essendo la parte più alta della città, il sole che sorge da est ne illumina per primo il vertice), esso domina la città ed il golfo di Salerno. Raggiungerlo oggi è davvero semplicissimo perché si puó andare in auto dalla strada che collega Salerno a Vietri oppure a piedi attraverso un trekking urbano che parte dal Duomo di Salerno ma non è sempre stato così: grazie alla sua collocazione impervia il castello non è mai stato espugnato in epoche storiche. Il rinvenimento di monete molto antiche ha dimostrato che la colina è stata frequentata fin dal III-II sec. a.C. ma il primo impianto costruttivo risale al VI sec. d.C., nel corso della guerra greco-gotica, quando ad opera del generale greco Narsete fu fatto edificare un castrum a pianta quadrata per controllare il porto sottostante e i percorsi che conducevano a Nuceria Alfaterna, nodo vitale per l’economia della pianura vesuviana. Nell’VIII secolo Arechi II fece del castello il vertice nord di un sistema difensivo triangolare, le cui mura calavano lungo i pendii del colle Bonadies cingendo tutta l’antica Salernum fino al mare (suggestiva a tal proposito è la Imago Urbis) e da quel momento la fortificazione ha preso il suo nome. Il castello e la cinta resero Salerno “per natura e per arte imprendibile, non essendo in Italia una rocca più munita di essa”, come testimonia Paolo Diacono nella sua “Historia Longobardorum”. Il castello, infatti, non capitolò mai e durante l’assedio di Roberto il Guiscardo, nel 1077, solo la fame costrinse gli occupanti a patteggiare la resa. Più tardi, nel XVI secolo, i Normanni aggiunsero un’ulteriore costruzione su uno sperone roccioso a nord della fortificazione, la torre detta “La Bastiglia”, al fine di controllare i movimenti non direttamente visibili dal castello ma è con gli Aragonesi che esso raggiunse il suo massimo sviluppo. Maioliche napoletane, fiorentine e terraglie prodotte a Vietri sul Mare dimostrano che il complesso non aveva soltanto funzione difensiva ma era residenza di signori di alto rango. Anche gli ambienti di età moderna ne sono testimoni avendo ospitato i principi Sanseverino, feudatari di Salerno. Nel 1820 nel castello ebbe luogo una congiura carbonara con l’intento di causare un’insurrezione popolare ma a causa del tradimento di un affiliato, tutto fallì. Infine dopo un lungo periodo di abbandono seguito all’Unità d’Italia, gli ultimi proprietari del castello, i Conti Quaranta Signori di Fossalopara, il 19 dicembre 1960 vendettero il Castello Arechi alla Provincia di Salerno che ne cominciò i lavori di restauro.

Durante la visita potrete osservare la torre originaria, i vecchi forni, le cannoniere, un piccolo museo e il terrazzo panoramico ma soprattutto potrete godere di un panorama meraviglioso che abbraccia l’intero golfo di Salerno e si perde in una distesa di mare azzurro, mentre tutto attorno la natura si esprime con la lecceta e la macchia mediterranea, vegetazione tipica di questa altitudine nel meridione d’Italia.

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