Il valore della sostenibilità

Articolo pubblicato sul n. 3/2019 di “.Eco, l’educazione sostenibile”, la rivista di educazione ambientale della Rete WEEC Italia


Quanta strada ha fatto l’educazione ambientale dal pionieristico lavoro di William Stapp nel 1969? Saper giocare d’anticipo, pensare e agire sostenibilmente, questa la forza dell’educazione ambientale, con l’occhio attento all’Agenda 2030


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Il concetto di “educazione ambientale” fu utilizzato per la prima volta nel lontano 1969 dal Professor W. Stapp nel suo pionieristico lavoro “The concept of environmental education” e da allora ha fatto molta strada, subendo un continuo processo di ridefinizione e perfezionamento che lo ha trasformato in “educazione allo sviluppo sostenibile”, ovvero quello sviluppo capace di integrare la dimensione economica (povertà, modelli di produzione e consumo ecc.) con quella sociale (pace, sicurezza, diritti e libertà fondamentali, diversità culturali ecc.) e ambientale (protezione e gestione delle risorse naturali ecc). Tale integrazione può avvenire solo attraverso un cambiamento culturale e l’educazione è quindi legata a doppio filo con lo Sviluppo Sostenibile. Ma dopo 50 anni densi di conferenze, definizioni, dichiarazioni, impegni e progetti cosa è cambiato nelle persone? Quanti passi verso la sostenibilità abbiamo fatto da quel 1969? Quanto gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono realmente integrati nella vita quotidiana, qual è il significato attribuito alla sostenibilità dalla popolazione mondiale, quanto le persone si informano, pensano e agiscono per il pianeta? E di più, perché non siamo ancora individualmente e collettivamente in grado di cambiare modo di pensare, di essere, di agire? Perché diciamolo subito, senza possibilità di equivoci: essere sostenibili non è un modo di fare né una conoscenza procedurale ma è una modalità di pensiero che si riflette in un modo  di essere. Non ha a che fare con il fatto che siamo perfezionisti della raccolta differenziata ma piuttosto con la capacità di acquisire informazioni e riflettere sui materiali che stiamo scegliendo di utilizzare, cambiando eventualmente scelte ed abitudini per preferirne altri. Non ha a che fare col demonizzare la plastica sull’onda del ciclone plastic-free ma piuttosto con l’acquisire consapevolezza sulle conseguenze dell’accogliere acriticamente un messaggio che è a dir poco limitato e potenzialmente rischioso per l’ambiente perché biodegradabile non vuol dire necessariamente più sostenibile (come ci regoleremo infatti nel dopo-plastica? Non faremo altro che passare ad usa e getta di altro tipo? E quali materiali useremo al posto della plastica? Quali saranno i costi economici e ambientali della loro produzione?). Non è un saper memorizzare le risposte e le informazioni semplificate ma un sapersi porre le giuste domande e pensare in maniera complessa. Non è un adattarsi, un sacrificarsi in risposta ad un problema, è un saper giocare d’anticipo e regolare il proprio comportamento affinché il problema non si crei.


Pensare e agire sostenibilmente è un’abilità che si può acquisire


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Pensare e agire sostenibilmente è un’abilità che si può acquisire ma, se non si baserà sulle nostre motivazioni più profonde, non la metteremo in pratica perché non saremo disposti a compiere il sacrificio più alto che essa richiede: quello del cambiamento (del modo di pensare, delle abitudini, degli automatismi, delle modalità di azione), perché cambiare è faticoso. Eppure lo facciamo. Ci sono momenti ed esperienze nella vita che ci cambiano profondamente, che ci fanno rimettere in discussione ciò che eravamo, ciò che avevamo sempre dato per scontato e che ci fanno individuare nuovi mondi, nuove strade. Con cosa ha a che fare dunque questo processo profondamente rivoluzionario del cambiare se stessi e qual è il carburante che lo mette in moto? Andando alla radice di ciò che ci rende in grado di trasformarci, di trovare forze insospettate e di non sentire la fatica del sacrificio ci sono le nostre colonne fondanti, quelle che orientano profondamente il nostro modo di essere e di agire, quelle che se vengono meno devono essere ricostruite, pena la disgregazione personale e sociale: i valori. Un valore infatti è una concezione del desiderabile, inteso come un dover essere che, se disattesa, genera senso di colpa. Influenza quindi la capacità di scelta e l’orientamento dell’agire personale e sociale, possiede una dimensione autonormativa e ha a che fare con la nostra storia educativa (i valori promossi nell’ambito dell’educazione formale, stabiliti dallo Stato e volti a costruire un’identità culturale collettiva più o meno omogenea e condivisa da tutti, quelli trasmessi in seno alla famiglia, volti ad assicurare una continuità e a perpetuare lo spirito e i principi di quella particolare linea familiare e quelli manifestati dalla collettività in cui viviamo); hanno poi a che fare con le cose che amiamo (riusciamo ad interiorizzare il valore della famiglia perché amiamo i nostri familiari, o quello dell’amicizia perché amiamo i nostri amici e in nome di questo amore siamo in grado di compiere sacrifici senza lasciarci vincere dalla fatica. In nome di questo amore proviamo a cambiare, a migliorare) ma quanti di noi possono annoverare tra i propri valori quello dell’ambiente e del rispetto del pianeta? Di più, quanti tra noi adulti possono affermare di lavorare attivamente e costantemente per cambiare se stessi nella ricostruzione di nuovi valori di rispetto, cura e fratellanza che includano il pianeta e le altre specie, trasmettendo così valori ambientali alle nuove generazioni? Perché è vero: i nostri valori sono il risultato della nostra storia educativa ma anche delle nostre scelte personali e costruirne di nuovi si può, lo facciamo continuamente nello sforzo di dare senso alle nostre vite. Il tentativo di creare comunità sostenibili attraverso l’uso di informazioni, istruzioni, divieti e imposizioni è e sarà perfettamente inutile e l’educazione, gli educatori, la comunità educante tutta, non raggiungeranno gli obiettivi prefissati se non si riapproprieranno del loro ruolo più profondo e fondativo: quello della costruzione di nuovi valori.

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